Dove Mangiare a Messina

Sembra paradossale ma pur adagiandosi su cinquanta chilometri di costa a Messina praticamente non esistono ristoranti sul mare, a contarli non arrivano a coprire le dita di una mano. img_5689 In centro per mangiare un boccone vista mare la scelta è unica, il ristorante del Marina di Nettuno, il porticciolo turistico proprio di fronte la Prefettura, ci vado spesso per l’aperitivo, da li si gode un panorama particolare di Messina e anche nelle giornate più calde arriva sempre un refolo di vento dal mare e poi dietro il bancone c’è Sebastiano un barman bravissimo sia sul classico che sulle nuove tendenze del bere miscelato. Rimanendo in centro proprio accanto al Teatro Vittorio Emanuele in una zona tranquilla e poco trafficata si trova il ristorante di Alvise Ruggeri, piccolo, raccolto, due salette ben arredate con gusto e semplicità e una cucina che spazia tra classici rivisitati e creatività mai sopra le righe ma compunque saldamente legata al territorio e alla stagionalità. i-ruggeriI Ruggeri hanno anche una buona la carta dei vini in continuo ampliamento a prezzi ragionevoli, così come il conto finale decisamente dall’ottimo rapporto prezzo qualità. Poco distante, accanto al Duomo in uno dei pochi palazzi sopravvissuti al terremoto del 1908, c’è invece ‘A Cucchiara, ristorante dalla location davvero carina tra una grande cucina a vista e le antiche mura di pietra e le volte a botte del tetto. La cucina offre piatti tradizionali e piatti più innovativi senza uscire mai da una solida cornice mediterranea. Carta dei vini accettabile, ma si potrebbe fare di più, conto anche in questo caso con un positivo il rapporto prezzo-qualità. Spostandosi verso la via Garibaldi si incontra l’Urban Lescà una brasseria specializzata in carne dove si può gustare anche una buona pizza, la carta dei vini segna solo le bottiglie che ruotano di più, ma basta alzarsi e scegliere una bottiglia dagli scaffali dell’enoteca a fianco, stessa proprietà e portarsela a tavola senza maggiorazioni di sorta. A Piazza Francesco Lo Sardo, ma non chiedete ad un messinese dove sia, loro continuano a chiamarla col vecchio toponimo di Piazza del Popolo, c’è sotto i portici la Trattoria del Popolo, una volta era una “putia” uno di quei locali dove si vendeva vino sfuso e a pranzo si cucinavano pochi piatti tra cui il pescestocco a ghiotta. Adesso è diventata una buona trattoria dove si mangiano ancora i piatti della tradizione messinese, ben fatti e gustosi cucinati dalle donne della famiglia di Enzo Ugliera che la gestisce. Oltre al vino sfuso c’è poco altro, conto più che leggero. A pochi metri da Piazza lo Sardo c’è invece un locale unico a Messina, si chiama Colapesce ed è una libreria con annesso wine bar. Dietro il bancone Nicola può servirvi alternativamente un buon bicchiere di vino, molto ampia la scelta, o uno dei suoi cocktail davvero ben fatti, se vi viene un po di fame, tranquilli un tagliere di salumi e formaggi c’è sempre. Al Colapesce ci si va per leggere, ci sono tanti tavoli, ascoltare musica, spesso dal vivo la sera o per uno dei tanti eventi culturali organizzati da Nicola. Spostandosi verso la riviera nord, in Largo La Corte Cailler all’angolo con via Cicala c’è l’ Osteria Muricello, anche questa una volta era una “putia” mi pare di ricordare si chiamasse “Very Nice” e che il vecchio proprietario rispondesse al nome di Don Nino. Adesso è un bel ristorantino, arredato con gusto nei toni del bianco che offre piatti ben fatti e ben presentati che oltre ai grandi classici della cucina messinese, pescestocco a ghiotta in testa, offre anche tanti altri piatti frutto della fantasia dello chef ben fatti e in linea con territorio e stagionalità. Carta dei vini anche in questo caso migliorabile, ma già così si beve bene, servizio encomiabile e sempre sorridente, conto per nulla pesante e buon rapporto prezzo qualità. Spostandosi verso la riviera Nord bisogna superare Ganzirri per trovare il primo locale sul mare, ganzirrisi tratta del Bellavista e mai nome fu così azzeccato, siamo infatti in riva allo Stretto e la Calabria sembra a portata di mano, d’estate poi ci si può accomodare direttamente in spiaggia, praticamente sul bagnasciuga. bellavi

La cucina è di pesce, non arrovellatevi più di tanto col menù, andate di crudità per antipasti, pasta coi ricci e infine un pesce scelto dalla vetrina frigo da farvi cucinare come più vi piace, Marcello il titolare vi consiglierà al meglio. Carta dei vini buona con tante etichette italiane e qualcosa d’oltralpe. Il conto ovviamente è adeguato al contesto, in equilibrio il rapporto prezzo qualità. Superato l’abitato di Torre Faro e Capo Peloro torrefarodove dal Mar Jonio si passa al Mar Tirreno, poco più avanti della Torre degli Inglesi che sta li da secoli a guardia dello Stretto, sempre sul mare c’è il Calasole, un bel locale arredato con gusto e dotato di una grande terrazza da dove ammirare un panorama, particolarmente bello al tramonto, che spazia dalla Calabria alle lontane Stromboli e Panarea. calasole-stromboliAnche qui la cucina ovviamente è di pesce, anche qui il consiglio è quello di andare a vedere cosa c’è di fresco nella grande vetrina frigo o farsi guidare nella scelta da Giovanni il patron, la scelta è sempre molto vasta ed articolata. calasoleUna volta scelto il pesce passate alla carta di vini, davvero esaustiva con tante etichette italiane e francesi, ma non manca qualche referenza tedesca ed austriaca. Conto dal rapporto prezzo-qualità tutto sommato buono.

Marina del Nettuno – Molo Marullo – Messina – tel 090 9281180

I Ruggeri – Via Pozzo Leone 21 – Messina – tel 090 343938

‘A Cucchiara – Strada San Giacomo 19 – Messina tel 090 711023

Trattoria del Popolo – Piazza Lo Sardo 30 – Messina tel 090 671148

Colapesce – Via Mario Giurba 8 – Messina tel 9431121

Osteria Muricello – Via Cicala 7 – Messina – tel 090 9034061

Bellavista – Via Circuito, Torre Faro – Messina – tel 090 326682

Calasole – Via Torre Bianca, Torre Faro – Messina tel 090 326619

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VieVinum 2016

esterno

La decima edizione di VieVinum ospitata negli splendidi spazi dell’Hofburg a Vienna ha

scaloneriunito ancora una volta il meglio dei produttori di vino austriaci, quest’anno erano 620 per l’esattezza,  divisi per regione di provenienza nei saloni affrescati che furono residenza imperiale. Al vaglio di appassionati e giornalisti provenienti da tutto il mondo, i vini del 2014 e del 2015 due annate dall’andamento climatico completamente differente. 

Il millesimo 2014 ha fatto faticare non poco i vignaioli austriaci nell’intento di portare in cantina delle uve sane e mature. Dopo un’inverno abbastanza mite,già a maggio sono cominciate le prime piogge a cui ha fatto seguito un periodo di relativo bel tempo che ha favorito la fioritura, poi però agosto è stato nuvoloso e scarno di luce, mentre settembre è stato segnato dalle abbondanti precipitazioni, per fortuna ad ottobre il tempo è migliorato, ma non abbastanza per aggiustare al meglio l’annata. Quindi a causa della severa selezione delle uve la produzione complessiva è stata più bassa della media annuale, sotto i due milioni di ettolitri, vini più magri, meno alcolici ma che per fortuna non hanno perso in eleganza e complessità.vigneto-colline-vienna-panorama I Gruner Veltiliner, che da soli rappresentano il 45% del vigneto a bacca bianca, in generale risultano appena meno strutturati del solito, ma non eccessivamente acidi come si temeva e ben dotati di frutto. Riesling e Welschriesling, insieme fanno un altro 18% delle uve bianche, risultano con un’acidità mediamente più alta del solito compensata però dal frutto maturo ottenuto grazie ad un inizio ritardato della vendemmia. I rossi in generale sono meno alcolici e concentrati del solito, tanto che in molti casi non sono state prodotte le riserve e le selezioni di vigna più importanti, fruttati e di buona bevibilità ma certo non saranno dei campioni di longevità. Ben altra storia il 2015 da considerarsi invece come un’ottima annata sia per i bianchi che per i rossi. La primavera è stata piuttosto mite in tutta l’Austria mentre l’estate insolitamente calda e secca con picchi di temperatura molto alti che hanno messo a rischio di stress idrico qualche vigneto più giovane, da metà agosto per fortuna sono cominciate le piogge che hanno ridato slancio alle viti, un autunno più caldo del solito ma con una buona escursione termica tra giorno e notte ha fatto si che le uve arrivassero in cantina ben maturate e igienicamente sane.I bianchi del millesimo 2015 sono molto equilibrati tra frutto ed acidità, hanno bella struttura e concentrazione e sono ricchi di frutto.  I Gruner Veltiliner sono particolarmente eleganti e non eccessivamente corposi, fini e di straordinaria complessità anche i Riesling sono arrivati in cantina perfettamente maturati. Pure per i rossi si prospetta una buona annata, Zweigelt (incrocio di St. Laurent e Blaufränkisch) e  Blaufränkisch che da soli fanno più del 60% del vigneto a bacca rossa locale, grazie all’escursione termica notturna hanno il giusto tenore alcolico, buona acidità e sono ricchi di struttura e  frutto succoso con buone prospettive di invecchiamento. I vini austriaci godono di buona fama nelle vicine Germania e Svizzera dove sono ampiamente esportati, in crescita il mercato verso  USA, UK ed Italia.

Qualcuno dei tanti assaggi che mi hanno convinto

INGRID GROISS   – Grüner Veltliner Sauberg Tradition 2015

Ingrid produce i suoi vini, ricchi di personalità ed estremamente territoriali, senza usare prodotti chimici ne in vigna ne in cantina. Il Sauberg ’15 da un’unica vigna di 55 anni riesce a coniugare eleganza e struttura in un tripudio di fiori gialli, erbe aromatiche e frutta esotica mentre il sorso è cristallino, intenso e di rara persistenza.

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Weingut TEMENT  –  Sauvignon Blanc Zieregg 2014

Il Sauvignon blanc Zieregg ’14 dall’omonimo vigneto di 14 ettari, affina per 18 mesi sur lies in grandi e vecchie botti di rovere. Elegantissimo al naso dove si distinguono in gran quantità agrumi, lemongrass, erbe aromatiche fresche e frutta esotica, il bicchiere è sapido, profondo e dotato di un finale lunghissimo.

Weingut PAUL ACHS  – Burgenland Zweigelt 2014  Alte Reben

Lo Zweigelt, ottenuta nel 1922 dal professor Fritz Zweigelt incrociando St. Laurent e Blaufränkisch, è adesso l’uva rossa più diffusa in Austria.  Il 2014 di Paul Achs ha il naso segnato da note speziate e di frutti di bosco ma fanno capolino anche note erbacee e balsamiche, in bocca è fresco, polputo, tannico e di piacevolissima beva.

EMMERICH UND MONIKA KNOLL – Riesling Smaragd Ried Schütt 2015

Quella dei Knoll, fondata nel 1825, è sicuramente tra le migliori cantine austriache. Buonissimo il Ried Schütt 2015 dalla struttura importante, grintosa, ma fresco, sapido e succoso mentre al naso dispiega un elegante ventaglio di profumi che va dall’agrume al minerale ma anche spezie, frutta gialla ed erbe officiali.

Weingut RUDI PICHLER – Grüner Veltliner Smaragd Wösendorfer Hochrain 2015

Anche la cantina di Rudi Pichler è molto famosa al di fuori dai confini austriaci per l’ottima qualità dei suoi vini. Originale questo Grüner Veltliner che sfoggia al nasonote di sale affumicato ma anche cedro candito, frutta tropicale e fresche note erbacee. Fresco, sapido ed energico il sorso di gran bella persistenza aromatica.

rudi

Weingut PRAGER – Riesling Smaragd Klaus 2015

Tra i migliori Riesling assaggiati quest’anno il Klaus 2015 brilla per  il complesso spettro olfattivo dove si alternano sentori minerali fumè, frutti gialli, gelsomino e zagara, agrumi ed erbe aromatiche. Sorso dinamico e dal carattere deciso fatto di una struttura importanteben irreggimentata da una fresca corrente acida che esaltando il frutto ne amplifica la già lunghissima persistenza.

Weingut BERNHARD  OTT –  Wagram Grüner Veltliner   Fass 4

Questa cantina, tra le più antiche del Wagram, fondata nel 1889 possiede 30 ettari di vigneto biodinamico e quasi esclusivamente a Grüner Veltliner. Piacevolissimoe ricco di personalità il Fass 4 dai sentori di frutta gialla, maggiorana e timo, agrumi verdi e pepe bianco.Bella tensione gustativa, il bicchiere è teso e già ben equilibrato tra frutto ed acidità e dotato di un lungo finale agrumato.

Weingut TEGERNSEERHOF –  Grüner Veltliner  Smaragd 

Loibenberg 2015 questa cantina è stata fondata nel lontano 1176 dai monaci Benedettini e ormai da sei generazioni appartiene alla famiglia Mittelbach. Di rara finezza il gruner Loibenberg ’15, minerale,  al naso dove si riconoscono anche il mandarino, frutta tropicale, erbe aromatiche e fiori gialli. Piacevolissima la beva, sapida, vitale e dotata di un lungo finale appagante.

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Tenuta di Ghizzano, una visita

La storia di Ghizzano , un ameno borgo medievale a sud di Pisa immerso tra le dolci colline di questa parte di Toscana, si fonde da sempre con quella dei conti  Venerosi Pesciolini, una nobile famiglia toscana arrivata qui verso la metà del 14° secolo. Ad aspettarci ai piedi della torre costruita dai suoi avi nel 1370 è Ginevra Venerosi Pesciolini IMG_6342che da papà Pierfrancesco ha ereditato l’omonima tenuta di 350 ettari dove da sempre si producono vino, olio e cereali. Singolarmente la nostra visita comincia dall’alto, dopo aver attraversato i saloni della residenza avita, un primo largo scalone che porta al piano nobile e poi man mano salendo sino ad una stretta scala a chiocciola, Ginevra ci conduce in cima alla torre da dove si domina tutto l’intero panorama circostante.Da lassù è più facile capire come si sviluppa la tenuta e soprattutto come quest’angolo di Toscana goda di un microclima particolare, protetto a nord da una serie di rilievi montuosi che si spingono sino a Firenze e Siena mentre da sud arrivano i benefici influssi del mar Tirreno che in linea d’aria dista poco più di una trentina di km. Ginevra è nata qui e sin da bambina ha mosso i primi passi tra la cantina, lo splendido giardino all’italiana dell’antica dimora dei Venerosi Pesciolini e con papà Pierfancesco in giro per la tenuta tra uliveti e vigneti curati come solo può fare chi in questo morbido paesaggio ci vive amandolo da quasi sette secoli. 

Sino al 1984 i vini prodotti nella tenuta di Ghizzano venivano venduti a terzi, il primo vino ad essere imbottigliato e messo in commercio con l’etichetta di famiglia è il Veneroso 1985 nato dai lunghi studi e dalle sperimentazioni sul Sangiovese e il Cabernet Sauvignon che Pierfrancesco aveva condotto in azienda con il supporto dell’amico Giorgio Meletti Cavallari il fondatore della cantina Grattamacco a Bolgheri. È in questo periodo che a Ginevra scatta la passione per l’agricoltura, la viticultura in particolare e quando purtroppo viene a mancare il padre è naturale che sia lei a prendere in mano le redini della tenuta di famiglia. 

 IMG_3262 E’ sempre lei nel 2003 a cominciare un cammino che la porterà prima a convertire l’intera azienda al biologico (la certificazione arriva nel 2008) e quindi all’agricoltura biodinamica con la consapevolezza delle difficoltà che questo tipo di lavoro comporta ma con la consapevolezza che come ama ripetere <<Quando il frutto della terra proviene da un luogo “in armonia con le forze della naturaha già in sé la potenzialità di essere “eccellente”>>. IMG_6344Dopo il Veneroso nel 1996, dopo anni di prove e perfezionamenti esce il Nambrot, il nome è quello di un antenato di Ginevra, un conte palatino vissuto nel IX secolo, un blend di Merlot con un 30% di Cabernet Franc e Petit Verdot. Nel rispetto delle tradizioni di famiglia si comincia anche d imbottigliare il San Germano, il nome è quello del santo a cui è dedicata la chiesa di Ghizzano, un passito di Trebbiano con il 20 % di Colombana e Malvasia che appassiscono appese in cantina per oltre tre mesi. Finissima degustatrice, dotata di un palato ed un olfatto di rara sensibilità, pare che alla cieca non sbagli un vino, Ginevra è la prima critica dei suoi vini, che mette in commercio solo quando è pienamente soddisfatta del risultato. E per arrivare ai risultati eccellenti a cui ci ha abituato è consapevole che un grande vino è figlio del suo territorio e che tanto più è alto il rispetto che chi opera in quel contesto ha per la natura e per le persone che ci vivono e ci lavorano tanto migliori saranno i prodotti li ottenuti. Così oltre a non usare prodotti di sintesi in vigna si usa il sovescio, non si cima e se non è strettamente necessario non si dirada e si vendemmia manualmente. In cantina sono bandite le pompe per i travasi del mosto dai tini, non si usano lieviti selezionati, le follature e tutte le altre pratiche di cantina sono fatte manualmente. Negli ultimi anni poi è stato ridotto drasticamente l’apporto del legno nuovo grazie anche all’uso di carati da 500 litri e ad un maggior utilizzo di legni usati, ma soprattutto grazie all’utilizzo delle vasche in cemento che Ginevra ha reperito in una vecchia cantina e rimesse in uso dove averle ricondizionato e delle anfore in Cocciopesto della DrunkTurtle. IMG_6315L’uso del cemento e delle anfore al contrario del legno non aggiunge tannini al vino esaltando così la componente fruttata del Sangiovese e ne esalta la territorialità. A completare la gamma la novità Il Ghizzano, un entry level declinato sia in bianco che in rosso, che nelle intensioni di Ginevra sarà il biglietto da visita della Tenuta di Ghizzano, due vini destinati quindi al consumo giornaliero o allo sbicchieramento, non si tratta comunque di vinelli ma di vini di buona complessità e con una loro personalità ben definita. Durante la nostra visita abbiamo avuto modo di degustare l’intera gamma dei vini prodotti da Ginevra a Ghizzano, non solo quelli delle annate in commercio ma anche qualche annata meno recente. L’impressione complessiva è senz’altro positiva, si tratta di vini eleganti, territoriali, che interpretano il vitigno di origine in modo originale ma senza stravolgerlo, vini dotati di personalità, complessi e capaci di tenere benissimo nel tempo. Il Ghizzano bianco 2015, Vermentino, Trebbiano e Malvasia viene vinificato in acciaio, il Trebbiano viene lasciato a macerare sulle bucce per 24 ore, solo alla fine dei processi di vinificazione il vino viene assemblato e lasciato ancora per un breve periodo ad affinare prima dell’imbottigliamento. Fresco, sapido, ricco di sentori floreali è perfetto sia come aperitivo che a tutto pasto combinando perfettamente la rusticità del Trebbiano con l’eleganza del Vermentino e la dolcezza della Malvasia. Il Ghizzano rosso 2014, Sangiovese e un tocco di Merlot viene finificato in acciaio e poi affina in cemento. Frutti rossi ed erbe mediterranee al naso per una beva piacevollissima e un finale di buona persistenza ne fanno il compagno ideale per formaggi di media stagionatura e carni arrosto. Il Veneroso 2012, sangiovese con un 30% di cabernet sauvignon, fermenta in parte tini di legno aperti da 30hl e in parte in vasche di cemento da25 hl, quindi passa in tonneau da 500 litri di secondo e terzo passaggio.

Ricco e complesso al naso dove si alternanosentori balsamici, fruttati, more e ciliegia nera in particolare, ma anche di erbe aromatiche e floreali. Pieno, sapido, succoso di frutto e ben equilibrato da acidità e tannini vibranti ed eleganti chiude con un bel finale lungo e appagante. Stessa vinificazione, tranne che per un 20% di legno nuovo per il Nambrot 2012, classico taglio bordolese dal profilo olfattivo austero, ampio e complesso, nitido il frutto ben sposato a sentori minerali, di liquirizia, di fiori appassiti ed erbe medicinali mentre il sorso è ampio, vitale, dotato di una notevole persistenza e di un bel finale, fresco, lungo e ben giocato tra frutto e sapidità.

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Appunti di degustazione

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Una verticale del Brunello di Montalcino della Fattoria dei Barbi

Di recente ho avuto il piacere di partecipare ad una verticale del suo Brunello di Montalcino organizzata da Stefano Cinelli Colombini nella Fattoria dei Barbi, una delle cantine più antiche di Montalcino ancora in attività. Piacere doppio perché alla Fattoria dei Barbi mi lega un piacevole ricordo, fu infatti la prima cantina che visitai quando ancora giovane appassionato misi per la prima volta piede a Montalcino  e il loro fu la mia prima bottiglia di Brunello acquistata a Montalcino. I Colombini, nobili di origine senese, possedevano proprietà a Montalcino sin dal 1352, la Fattoria dei Barbi, più di 300 ettari, è stata invece fondata intorno al 1790 mentre esistono dei  documenti che certificano che già nel 1817 il vino dei Cinelli Colombini veniva venduto all’estero, in Francia per essere precisi. D’altronde i Cinelli Colombini custodiscono gelosamente nella loro cantina esemplari di tutti i vini imbottigliati dal 1870vecchie annate IMG_0748.jpg ai giorni nostri. Attualmente la fattoria dei Barbi può contare su 66 ettari vitati e una produzione annua che si attesta intorno alle 600mila bottiglie. Oltre a produrre vino Stefano Cinelli Colombini stefano IMG_0780.jpgsupervisiona  personalmente la produzione di salumi e formaggi della Fattoria così come segue personalmente la Taverna dei Barbi, il ristorante all’interno della Fattoria specializzato in cucina ilcinese e toscana.  Una grande realtà dinamica ed importante per il territorio quella di Stefano da sempre impegnato nella valorizzazione di Montalcino e dei suoi vini. La verticale partendo dal 1957 racconta con una bottiglia per decennio gli ultimi 60 anni di storia ed evoluzione vitivinicola della Fattoria dei Barbi, inevitabilmente intrecciate con quella del Brunello e di Moltalcino, dove spesso e volentieri i Cinelli Colombini sono stati precursori ed innovatori. bottigliuaIMG_0782Il 1957 è stata un’annata caratterizzata da una gelata a maggio che colpì gran parte della Toscana, i danni a Montalcino furono limitati perché le viti ancora non erano in piena vegetazione. Nonostante l’episodio della gelata l’andamento climatico fu estremamente regolare e l’annata fu considerata a 4 stelle. Nel bicchier il vino colpisce subito per il colore che nonostante viri decisamente sull’aranciato è ancora brillante e vitale. Anche al naso il vino ha ancora molto da dire i profumi spaziano dal fungo alla torba, ma anche sentori balsamici e di liquirizia, corteccia di conifera, humus, pelle conciata, ferro, in quegli anni ricorda la signora Francesca, la mamma di Stefano, gli inverni erano molto freddi e per far partire la malo lattica si usava accendere dei bracieri in cantina.  In bocca il vino è ancora vivo, l’acidità da la sensazione di essere ancora un filo astringente e i tannini ancora vitali, la sosta, l’approccio è sapido e fresco di percezioni balsamiche che lo accompagnano sino in fondo. Dopo qualche minuto nel bicchiere il naso si arricchisce di rimandi a rose appassite, cannella e arancia disidratata. verticaleIMG_0772.JPGIl 1965 dopo un giugno molto caldo ha avuto un andamento regolare con un settembre molto ventilato e caratterizzato da escursioni termiche più alte del solito. Anche questa annata, da molti considerata minore, arrivava dopo il mitico 1964, fu valutata con 4 stelle. All’esame visivo il vino si presenta sempre decisamente sul mattone anche se viene fuori ancora qualche riflesso rubino. L’attacco al naso rimanda al sottobosco, tartufo, liquirizia, fiori secchi, tabacco, caffè, chiodi di garafono le note minerali invece sassose di pietra focaia, dopo una sosta nel bicchiere vengono fuori anche sentori mentolati e di ginepro. In bocca è ancora freschissimo, turgido, di bella ampiezza e lunghezza, decisamente sapido e nel finale tornano le nuance mentolate ormai ben avvertibili al naso. L’annata 1977 è stata invece caratterizzata da una primavera fresca e piovosa, un’estate calda ma senza picchi di temperatura e un settembre soleggiato. verticaleIMG_0773.JPGStefano Cinelli ricorda che sia  Veronelli e Wasserman avevano considerato il Brunello dei Barbi il migliore di quell’annata che fu valutata con 4 stelle. Nel bicchiere il colore, tra il marrone ed il granato, è comunque limpido e brillante, al naso ai sentori terziari, sottobosco, fiori secchi, funghi, cuoio, cannella e noce moscata vengono fuori più fresche note fruttate, di mela cotogna e balsamiche. In bocca il frutto è ancora più avvertibile ed integro, le note minerali avvertite al naso si ripresentano sotto forma di sapidità che ben combinata con l’acidità ne accentua la freschezza, persistente e vitale sino in fondo. Il 1977 è stata la prima annata seguita per intero da donna Francesca Cinelli Colombini che aveva appena preso in mano le redini aziendali subentrando al padre. Nel 1982 l’estate è stata calda e siccitosa, ad agosto le abbondanti piogge contribuirono invece ad una ripresa del sangiovese che a luglio era andato in stress idrico, l’annata comunque fu anch’essa valutata con 4 stelle. Di un bel granato inteso e ancora brillante al naso si presenta con sentori di frutti rossi in confettura, sottobosco di conifera, cuoio rosa appassita e pasticceria, ma anche spezie come pepe rosa e cannella erbe officiali seccate, tabacco da sigaro e frutta secca. Complesso ed accattivante anche al palato, dove il frutto si fa spazio tra tannini, acidità e rimandi speziati, profondo e persistente anche il lungo finale. L’annata seguente in degustazione il 1995 fu caratterizzata da un’estate funestata dal maltempo, rovesci torrenziali, temporali e perfino grandine imperversarono fino ad agosto, un settembre caldo e asciutto invece raddrizzò un’annata che sembrava perduta tanto da essere classificata poi a 5 stelle. cinelli cantina IMG_0737.jpg All’esame visivo il vino si presenta di un bel rubino granato dai riflessi intensi e vivaci, il vasto ventaglio olfattivo all’inizio è dominato da sentori agrumati, chinotto e buccia di arancio candita, che con l’ossigenazione lasciano spazio alla viola mammola, frutti rossi maturi e amarena sotto spirito, erbe aromatiche, spezie dolci, cioccolato e liquirizia, ma anche sentori balsamici e minerali. In bocca ha spessore, bella persistenza e un frutto ancora integro e polputo, lungo e persistente anche il finale tenuto su da un’acidità ancora vivace. Con la penultima annata, il 2008, siamo ai giorni nostri, il freddo e la pioggia di primavera praticamente si sono protratte sino a fine giugno, luglio e agosto invece sono stati caldi, le uve perfettamente maturate sono state raccolte in leggero anticipo, annata valutata a 4 stelle.  Di un bel rubino intenso e brillante con riflessi ancora più scuri si presenta al naso con profumi fitti e variegati, si riconoscono innanzitutto le spezie dolci, cannella ma anche cardamomo e pepe, frutti di bosco maturi, more in particolare e poi ciliegia scura, i toni floreali virano decisamente verso la viola e non mancano richiami alle erbe aromatiche fresche, la mineralità è iodata, dopo qualche minuto nel bicchiere mentre scendono in sottofondo le note speziate e prende consistenza il frutto e si aggiungono delle note balsamiche che ricordano l’eucaliptolo. Di gran carattere anche il sorso, pieno, nervoso, spesso dove il frutto è arricchito da una fresca e sapida corrente acida mentre il lungo finale lascia un netto ricordo di frutti rossi e liquirizia sul palato. La verticale si è chiusa con il 2010, annata ritenuta  da molti la migliore di inizio secolo, le riserve idriche accumulate durante l’inverno e a primavera  che sono state entrambe stagioni piovose e ricche di neve hanno fatto si che il sangiovese sopportasse bene il caldo intenso di luglio ed agosto, uve perfettamente mature quindi su tutti e quattro i versanti di Montalcino.  Di un bel rubino brillante il 2010 è indubbiamente un vino ancora giovane, Stefano Cinelli Colombini sostiene che grazie alle moderne tecnologie, al controllo delle temperature questo vino tra cinquant’anni sarà ancora più integro e godibile del 1957 appena aperto. Intanto si presenta al naso con profumi intensi e fitti di ribes, more, ciliegia, spezie dolci, acqua di violetta ed iris, balsamico e minerale. La bocca seppur ancor segnata da tannini ancora non domi ha già un buon equilibrio complessivo, struttura e frutto son ben fusi con la trama tannica fitta ed elegante mentre sapidità ed acidità ne accentuano la piacevolezza, lungo ed intenso il finale. Una verticale questa che oltre a dare ulteriore prova della longevità e della versatilità del sangiovese sottolinea anche dalla degustazione dei vari millesimi e dalla visita in cantina che l’ha preceduta come i Cinelli Colombini alla Fattopria dei Barbi abbiano sin dall’inizio saputo coniugare le moderne tecnologie a tradizione, tipicità e territorio. cantina IMG_0738.JPG

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Anteprima Amarone 2012

Con gennaio è ufficialmente iniziata la stagione delle anteprime dei grandi vini italiani, ad aprire le danze come sempre è l’Amarone, il rosso veneto per eccellenza, da sempre tra i vini italiani più conosciuti ed apprezzati anche e soprattutto all’estero. 

In aumento anche i giornalisti presenti, più di 200 provenienti da 15 paesi esteri e 2.200 presenze tra buyer, operatori di settori e appassionati. Valutata con 4 stelle l’annata 2012 è stata caratterizzata da una primavera piovosa sopra la media e da un’estate calda e soprattutto siccitosa oltre i valori medi stagionali, mentre i parametri di fine estate e inizio autunno rientrano perfettamente nella norma è per temperature che per le precipitazioni. Questo andamento climatico, in particolare il caldo sopra la media di giugno, luglio e agosto, ha avuto come effetto non solo un calo della produzione stimabile tra il 10 e il 15% ma soprattutto un leggero aumento delle gradazioni zuccherine. Il caldo anomalo ha determinato anche una minore compattezza dei grappoli ma anche acini più piccoli e bucce meno spesse e povere di cere, condizioni che hanno accelerato l’appassimento delle uve.

In compenso il caldo ha agito positivamente sulla maturazione fenolica e sulla maturazione dei tannini che generalmente risultano più morbidi ed eleganti. Complessivamente quindi per chi ha ben lavorato in vigna ed in cantina il 2012 è un’ottima annata con punte di eccellenza che porta con se in dote vini ben maturati, privi di spigoli tannici e o erbacei, di buona struttura ed eleganza.Il nostro taccuino che riporta le note di degustazione di tutti i 78 Amarone in assaggio conferma sostanzialmente il rating dell’annata, ma il punteggio attribuito ad ogni vino degustato ci ricorda anche che una buona annata aiuta certamente, ma è la mano dell’uomo a fare alla fine la differenza.        

 
Ben 78 quest’anno i vini in degustazione, questi quelli che ci sono piaciuti di più in assoluto in rigoroso ordine alfabetico, da segnalare che ben il 60% dei vini assaggiati erano stati prelevati direttamente dalla botte perché ancora in fase di affinamento.

Albino Armani Amarone della Valpolicella 2012 Albino Armani
Grande equilibrio ed eleganza da vendere queste le peculiarità dell’Amarone Albino Armani ’12 cantina che può contare su oltre venti ettari di vigneto. Naso complesso e molto persistente mentre il sorso è ben bilanciato tra acidità, tannini, frutto ed alcol, fresco di balsami e persistente il finale.

Cà Botta Amarone della Valpolicella 2012 Tenuta Cajò
Questa dinamica realtà di Grezzana ha da poco festeggiato i 25 anni di attività in Valpolicella, l’Amarone Tenuta Cajò ’12 convince appieno per la vitalità del frutto ben irreggimentato da una struttura tannica ancora in piena evoluzione e per il profilo olfattivo fitto, ricco e profondo.

Ca Rugate Amarone della Valpolicella 2012
La cantina della famiglia Tessari per il suo trentesimo compleanno ha regalato ai tanti estimatori dei suoi vini un bell’Amarone ‘12 dai profumi intriganti di frutti di bosco, erbe aromatiche ma anche balsamici e minerali, il sorso accattivante è fresco, sapido e ricco di frutto, lungo e persistente il finale.

Cantina di Soave Amarone della Valpolicella 2012 Rocca Sveva
La Cantina di Soave, uno dei colossi enologici del Veneto, può contare su un vigneto di 6.000 ettari gestito da 2.600 soci. L’Amarone Rocca Sveva ’12 al naso si presenta con i tipici profumi di appassimento alleggeriti da una fresca vena balsamica, succoso alla beva ma ben tenuto su da una fresca vena acida.

Corte Lonardi Amarone della Valpolicella 2012 Classico
Quella di Silvia Lonardi è una piccola realtà di solo 7 ettari vitati per una produzione di circa 30.000 bottiglie. Esemplare il suo Amarone ’12 profuma di cassis, ciliegia, erbe aromatiche come la lavanda sopra un fondo di mineralità vulcanica, bicchiere di rara bevibilità, fresco, tonico e lungo.

Corte Rugolin Amarone della Valpolicella 2012 Classico Monte Danieli
Elena e Federico Coati gestiscono con passione la loro bella azienda di Marano. Convincente il loro Amarone Monte Danieli ’12 dai profumi di frutti rossi maturi, menta, cioccolato, eucaliptolo, ben equilibrato il palato tra l’irruenza del frutto e la fitta architettura tannica a cui da manforte una vibrante acidità.

Corte Sant’Alda Amarone della Valpolicella 2012 Valmezzane
L’azienda della vulcanica Marinella Camerani è interamente biodinamica mentre in cantina si usano solo legni grandi. Delizioso il suo Amarone 2012 elegantissimo al naso tra frutti e fiori ben sposati con sentori iodati e balsamici, freschezza, frutto succoso e persistenza ne caratterizzano invece il sorso.

 
Dal Bosco Giulietta Amarone della Valpolicella 2012
Piacevolissimo l’Amarone ’12 di questa minuscola azienda a conduzione familiare di Mezzane. Intenso e sfaccettato al naso tra frutti scuri, sale affumicato, spezie rosse e agrumi canditi, fresca e piena la beva, caratterizzata da un puntuale ritorno del frutto e tannini eleganti e ben estratti.

Marco Mosconi Amarone della Valpolicella 2012
Marco Mosconi, terza generazione di vignaioli, gestisce con passione fuori dal comune la sua piccola cantina di Illasi. Sorprendente per finezza e profondità il suo Amarone ’12 dai profumi ampi e varietali, pieno e profondo il sorso caratterizzato da un bell’equilibrio tra frutto, alcol e acidità.

Monte del Fra Amarone della Valpolicella 2012 Classico
Sui 118 ettari vitati della famiglia Bonono ben 18 sono a Fumane in Valpolicella classica, il loro Amarone si distingue per equilibrio ed eleganza. Di grande impatto olfattivo, profondo e variegato, in bocca è concentrato, turgido e di notevole persistenza gustativa, giocato tra frutto e sapidità l’appagante finale.

San Cassiano Amarone della Valpolicella 2012
Mirko Sella conduce con passione e competenza l’azienda agricola fondata da nonno Albino a Mezzane di Sotto, una decina di ettari di vigneto gestiti con grande cura. Ancora vibrante di acidità e tannini ha però frutto e volume da vendere, abbisogna solo di qualche tempo in bottiglia per goderne appieno.

Villa Crine Amarone della Valpolicella 2012 Classico
Villa Crine a San Pietro in Cariano dispone di 8 ettari nel cuore della Valpolicella classica. L’Amarone 2012 è pieno e dolce al naso di frutti rossi, chinotto, spezie e più fresche note balsamiche, il sorso è fresco ben bilanciato tra frutto, tannini e sapidità, di bella lunghezza ed appagante il finale.

Viviani Amarone della Valpolicella 2012 classico
La famiglia Viviani possiede 10 ettari di vigneto a Mazzano nel cuore della Valpolicella classica ad altitudini variabili tra i 350 e i 450 metri. Il loro Amarone ’12 sorprende per complessità olfattiva, rigore stilistico e un palato ben giocato tra frutto succoso, freschezza e tannini.

Zonin 1821 Amarone della Valpolicella 2012
Profumi di matrice fruttata, ribes, ciliegia scura, a cui si aggiungono sentori di spezie e una nitida vena balsamica, mentre il godibilissimo sorso è segnato dal frutto maturo e pieno ben supportato e spinto dai tannini e soprattutto da una fresca spalla acida.

Zyme Amarone della Valpolicella 2012 classico
Celestino Gaspari è stato tra i primi in Valpolicella a lavorare sia in vigna che in cantina in modo ecosostenibile nel rispetto della biodiversità e dei tempi della natura. L’Amarone ’12 complesso e persistente sia al naso che alla beva, in piena evoluzione adesso è ancora nervoso, spigoloso di gioventù, ma lascia ben promettere per il futuro

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Viaggio in Borgogna 2

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