Appunti di degustazione

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Una verticale del Brunello di Montalcino della Fattoria dei Barbi

Di recente ho avuto il piacere di partecipare ad una verticale del suo Brunello di Montalcino organizzata da Stefano Cinelli Colombini nella Fattoria dei Barbi, una delle cantine più antiche di Montalcino ancora in attività. Piacere doppio perché alla Fattoria dei Barbi mi lega un piacevole ricordo, fu infatti la prima cantina che visitai quando ancora giovane appassionato misi per la prima volta piede a Montalcino  e il loro fu la mia prima bottiglia di Brunello acquistata a Montalcino. I Colombini, nobili di origine senese, possedevano proprietà a Montalcino sin dal 1352, la Fattoria dei Barbi, più di 300 ettari, è stata invece fondata intorno al 1790 mentre esistono dei  documenti che certificano che già nel 1817 il vino dei Cinelli Colombini veniva venduto all’estero, in Francia per essere precisi. D’altronde i Cinelli Colombini custodiscono gelosamente nella loro cantina esemplari di tutti i vini imbottigliati dal 1870vecchie annate IMG_0748.jpg ai giorni nostri. Attualmente la fattoria dei Barbi può contare su 66 ettari vitati e una produzione annua che si attesta intorno alle 600mila bottiglie. Oltre a produrre vino Stefano Cinelli Colombini stefano IMG_0780.jpgsupervisiona  personalmente la produzione di salumi e formaggi della Fattoria così come segue personalmente la Taverna dei Barbi, il ristorante all’interno della Fattoria specializzato in cucina ilcinese e toscana.  Una grande realtà dinamica ed importante per il territorio quella di Stefano da sempre impegnato nella valorizzazione di Montalcino e dei suoi vini. La verticale partendo dal 1957 racconta con una bottiglia per decennio gli ultimi 60 anni di storia ed evoluzione vitivinicola della Fattoria dei Barbi, inevitabilmente intrecciate con quella del Brunello e di Moltalcino, dove spesso e volentieri i Cinelli Colombini sono stati precursori ed innovatori. bottigliuaIMG_0782Il 1957 è stata un’annata caratterizzata da una gelata a maggio che colpì gran parte della Toscana, i danni a Montalcino furono limitati perché le viti ancora non erano in piena vegetazione. Nonostante l’episodio della gelata l’andamento climatico fu estremamente regolare e l’annata fu considerata a 4 stelle. Nel bicchier il vino colpisce subito per il colore che nonostante viri decisamente sull’aranciato è ancora brillante e vitale. Anche al naso il vino ha ancora molto da dire i profumi spaziano dal fungo alla torba, ma anche sentori balsamici e di liquirizia, corteccia di conifera, humus, pelle conciata, ferro, in quegli anni ricorda la signora Francesca, la mamma di Stefano, gli inverni erano molto freddi e per far partire la malo lattica si usava accendere dei bracieri in cantina.  In bocca il vino è ancora vivo, l’acidità da la sensazione di essere ancora un filo astringente e i tannini ancora vitali, la sosta, l’approccio è sapido e fresco di percezioni balsamiche che lo accompagnano sino in fondo. Dopo qualche minuto nel bicchiere il naso si arricchisce di rimandi a rose appassite, cannella e arancia disidratata. verticaleIMG_0772.JPGIl 1965 dopo un giugno molto caldo ha avuto un andamento regolare con un settembre molto ventilato e caratterizzato da escursioni termiche più alte del solito. Anche questa annata, da molti considerata minore, arrivava dopo il mitico 1964, fu valutata con 4 stelle. All’esame visivo il vino si presenta sempre decisamente sul mattone anche se viene fuori ancora qualche riflesso rubino. L’attacco al naso rimanda al sottobosco, tartufo, liquirizia, fiori secchi, tabacco, caffè, chiodi di garafono le note minerali invece sassose di pietra focaia, dopo una sosta nel bicchiere vengono fuori anche sentori mentolati e di ginepro. In bocca è ancora freschissimo, turgido, di bella ampiezza e lunghezza, decisamente sapido e nel finale tornano le nuance mentolate ormai ben avvertibili al naso. L’annata 1977 è stata invece caratterizzata da una primavera fresca e piovosa, un’estate calda ma senza picchi di temperatura e un settembre soleggiato. verticaleIMG_0773.JPGStefano Cinelli ricorda che sia  Veronelli e Wasserman avevano considerato il Brunello dei Barbi il migliore di quell’annata che fu valutata con 4 stelle. Nel bicchiere il colore, tra il marrone ed il granato, è comunque limpido e brillante, al naso ai sentori terziari, sottobosco, fiori secchi, funghi, cuoio, cannella e noce moscata vengono fuori più fresche note fruttate, di mela cotogna e balsamiche. In bocca il frutto è ancora più avvertibile ed integro, le note minerali avvertite al naso si ripresentano sotto forma di sapidità che ben combinata con l’acidità ne accentua la freschezza, persistente e vitale sino in fondo. Il 1977 è stata la prima annata seguita per intero da donna Francesca Cinelli Colombini che aveva appena preso in mano le redini aziendali subentrando al padre. Nel 1982 l’estate è stata calda e siccitosa, ad agosto le abbondanti piogge contribuirono invece ad una ripresa del sangiovese che a luglio era andato in stress idrico, l’annata comunque fu anch’essa valutata con 4 stelle. Di un bel granato inteso e ancora brillante al naso si presenta con sentori di frutti rossi in confettura, sottobosco di conifera, cuoio rosa appassita e pasticceria, ma anche spezie come pepe rosa e cannella erbe officiali seccate, tabacco da sigaro e frutta secca. Complesso ed accattivante anche al palato, dove il frutto si fa spazio tra tannini, acidità e rimandi speziati, profondo e persistente anche il lungo finale. L’annata seguente in degustazione il 1995 fu caratterizzata da un’estate funestata dal maltempo, rovesci torrenziali, temporali e perfino grandine imperversarono fino ad agosto, un settembre caldo e asciutto invece raddrizzò un’annata che sembrava perduta tanto da essere classificata poi a 5 stelle. cinelli cantina IMG_0737.jpg All’esame visivo il vino si presenta di un bel rubino granato dai riflessi intensi e vivaci, il vasto ventaglio olfattivo all’inizio è dominato da sentori agrumati, chinotto e buccia di arancio candita, che con l’ossigenazione lasciano spazio alla viola mammola, frutti rossi maturi e amarena sotto spirito, erbe aromatiche, spezie dolci, cioccolato e liquirizia, ma anche sentori balsamici e minerali. In bocca ha spessore, bella persistenza e un frutto ancora integro e polputo, lungo e persistente anche il finale tenuto su da un’acidità ancora vivace. Con la penultima annata, il 2008, siamo ai giorni nostri, il freddo e la pioggia di primavera praticamente si sono protratte sino a fine giugno, luglio e agosto invece sono stati caldi, le uve perfettamente maturate sono state raccolte in leggero anticipo, annata valutata a 4 stelle.  Di un bel rubino intenso e brillante con riflessi ancora più scuri si presenta al naso con profumi fitti e variegati, si riconoscono innanzitutto le spezie dolci, cannella ma anche cardamomo e pepe, frutti di bosco maturi, more in particolare e poi ciliegia scura, i toni floreali virano decisamente verso la viola e non mancano richiami alle erbe aromatiche fresche, la mineralità è iodata, dopo qualche minuto nel bicchiere mentre scendono in sottofondo le note speziate e prende consistenza il frutto e si aggiungono delle note balsamiche che ricordano l’eucaliptolo. Di gran carattere anche il sorso, pieno, nervoso, spesso dove il frutto è arricchito da una fresca e sapida corrente acida mentre il lungo finale lascia un netto ricordo di frutti rossi e liquirizia sul palato. La verticale si è chiusa con il 2010, annata ritenuta  da molti la migliore di inizio secolo, le riserve idriche accumulate durante l’inverno e a primavera  che sono state entrambe stagioni piovose e ricche di neve hanno fatto si che il sangiovese sopportasse bene il caldo intenso di luglio ed agosto, uve perfettamente mature quindi su tutti e quattro i versanti di Montalcino.  Di un bel rubino brillante il 2010 è indubbiamente un vino ancora giovane, Stefano Cinelli Colombini sostiene che grazie alle moderne tecnologie, al controllo delle temperature questo vino tra cinquant’anni sarà ancora più integro e godibile del 1957 appena aperto. Intanto si presenta al naso con profumi intensi e fitti di ribes, more, ciliegia, spezie dolci, acqua di violetta ed iris, balsamico e minerale. La bocca seppur ancor segnata da tannini ancora non domi ha già un buon equilibrio complessivo, struttura e frutto son ben fusi con la trama tannica fitta ed elegante mentre sapidità ed acidità ne accentuano la piacevolezza, lungo ed intenso il finale. Una verticale questa che oltre a dare ulteriore prova della longevità e della versatilità del sangiovese sottolinea anche dalla degustazione dei vari millesimi e dalla visita in cantina che l’ha preceduta come i Cinelli Colombini alla Fattopria dei Barbi abbiano sin dall’inizio saputo coniugare le moderne tecnologie a tradizione, tipicità e territorio. cantina IMG_0738.JPG

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Anteprima Amarone 2012

Con gennaio è ufficialmente iniziata la stagione delle anteprime dei grandi vini italiani, ad aprire le danze come sempre è l’Amarone, il rosso veneto per eccellenza, da sempre tra i vini italiani più conosciuti ed apprezzati anche e soprattutto all’estero. 

In aumento anche i giornalisti presenti, più di 200 provenienti da 15 paesi esteri e 2.200 presenze tra buyer, operatori di settori e appassionati. Valutata con 4 stelle l’annata 2012 è stata caratterizzata da una primavera piovosa sopra la media e da un’estate calda e soprattutto siccitosa oltre i valori medi stagionali, mentre i parametri di fine estate e inizio autunno rientrano perfettamente nella norma è per temperature che per le precipitazioni. Questo andamento climatico, in particolare il caldo sopra la media di giugno, luglio e agosto, ha avuto come effetto non solo un calo della produzione stimabile tra il 10 e il 15% ma soprattutto un leggero aumento delle gradazioni zuccherine. Il caldo anomalo ha determinato anche una minore compattezza dei grappoli ma anche acini più piccoli e bucce meno spesse e povere di cere, condizioni che hanno accelerato l’appassimento delle uve.

In compenso il caldo ha agito positivamente sulla maturazione fenolica e sulla maturazione dei tannini che generalmente risultano più morbidi ed eleganti. Complessivamente quindi per chi ha ben lavorato in vigna ed in cantina il 2012 è un’ottima annata con punte di eccellenza che porta con se in dote vini ben maturati, privi di spigoli tannici e o erbacei, di buona struttura ed eleganza.Il nostro taccuino che riporta le note di degustazione di tutti i 78 Amarone in assaggio conferma sostanzialmente il rating dell’annata, ma il punteggio attribuito ad ogni vino degustato ci ricorda anche che una buona annata aiuta certamente, ma è la mano dell’uomo a fare alla fine la differenza.        

 
Ben 78 quest’anno i vini in degustazione, questi quelli che ci sono piaciuti di più in assoluto in rigoroso ordine alfabetico, da segnalare che ben il 60% dei vini assaggiati erano stati prelevati direttamente dalla botte perché ancora in fase di affinamento.

Albino Armani Amarone della Valpolicella 2012 Albino Armani
Grande equilibrio ed eleganza da vendere queste le peculiarità dell’Amarone Albino Armani ’12 cantina che può contare su oltre venti ettari di vigneto. Naso complesso e molto persistente mentre il sorso è ben bilanciato tra acidità, tannini, frutto ed alcol, fresco di balsami e persistente il finale.

Cà Botta Amarone della Valpolicella 2012 Tenuta Cajò
Questa dinamica realtà di Grezzana ha da poco festeggiato i 25 anni di attività in Valpolicella, l’Amarone Tenuta Cajò ’12 convince appieno per la vitalità del frutto ben irreggimentato da una struttura tannica ancora in piena evoluzione e per il profilo olfattivo fitto, ricco e profondo.

Ca Rugate Amarone della Valpolicella 2012
La cantina della famiglia Tessari per il suo trentesimo compleanno ha regalato ai tanti estimatori dei suoi vini un bell’Amarone ‘12 dai profumi intriganti di frutti di bosco, erbe aromatiche ma anche balsamici e minerali, il sorso accattivante è fresco, sapido e ricco di frutto, lungo e persistente il finale.

Cantina di Soave Amarone della Valpolicella 2012 Rocca Sveva
La Cantina di Soave, uno dei colossi enologici del Veneto, può contare su un vigneto di 6.000 ettari gestito da 2.600 soci. L’Amarone Rocca Sveva ’12 al naso si presenta con i tipici profumi di appassimento alleggeriti da una fresca vena balsamica, succoso alla beva ma ben tenuto su da una fresca vena acida.

Corte Lonardi Amarone della Valpolicella 2012 Classico
Quella di Silvia Lonardi è una piccola realtà di solo 7 ettari vitati per una produzione di circa 30.000 bottiglie. Esemplare il suo Amarone ’12 profuma di cassis, ciliegia, erbe aromatiche come la lavanda sopra un fondo di mineralità vulcanica, bicchiere di rara bevibilità, fresco, tonico e lungo.

Corte Rugolin Amarone della Valpolicella 2012 Classico Monte Danieli
Elena e Federico Coati gestiscono con passione la loro bella azienda di Marano. Convincente il loro Amarone Monte Danieli ’12 dai profumi di frutti rossi maturi, menta, cioccolato, eucaliptolo, ben equilibrato il palato tra l’irruenza del frutto e la fitta architettura tannica a cui da manforte una vibrante acidità.

Corte Sant’Alda Amarone della Valpolicella 2012 Valmezzane
L’azienda della vulcanica Marinella Camerani è interamente biodinamica mentre in cantina si usano solo legni grandi. Delizioso il suo Amarone 2012 elegantissimo al naso tra frutti e fiori ben sposati con sentori iodati e balsamici, freschezza, frutto succoso e persistenza ne caratterizzano invece il sorso.

 
Dal Bosco Giulietta Amarone della Valpolicella 2012
Piacevolissimo l’Amarone ’12 di questa minuscola azienda a conduzione familiare di Mezzane. Intenso e sfaccettato al naso tra frutti scuri, sale affumicato, spezie rosse e agrumi canditi, fresca e piena la beva, caratterizzata da un puntuale ritorno del frutto e tannini eleganti e ben estratti.

Marco Mosconi Amarone della Valpolicella 2012
Marco Mosconi, terza generazione di vignaioli, gestisce con passione fuori dal comune la sua piccola cantina di Illasi. Sorprendente per finezza e profondità il suo Amarone ’12 dai profumi ampi e varietali, pieno e profondo il sorso caratterizzato da un bell’equilibrio tra frutto, alcol e acidità.

Monte del Fra Amarone della Valpolicella 2012 Classico
Sui 118 ettari vitati della famiglia Bonono ben 18 sono a Fumane in Valpolicella classica, il loro Amarone si distingue per equilibrio ed eleganza. Di grande impatto olfattivo, profondo e variegato, in bocca è concentrato, turgido e di notevole persistenza gustativa, giocato tra frutto e sapidità l’appagante finale.

San Cassiano Amarone della Valpolicella 2012
Mirko Sella conduce con passione e competenza l’azienda agricola fondata da nonno Albino a Mezzane di Sotto, una decina di ettari di vigneto gestiti con grande cura. Ancora vibrante di acidità e tannini ha però frutto e volume da vendere, abbisogna solo di qualche tempo in bottiglia per goderne appieno.

Villa Crine Amarone della Valpolicella 2012 Classico
Villa Crine a San Pietro in Cariano dispone di 8 ettari nel cuore della Valpolicella classica. L’Amarone 2012 è pieno e dolce al naso di frutti rossi, chinotto, spezie e più fresche note balsamiche, il sorso è fresco ben bilanciato tra frutto, tannini e sapidità, di bella lunghezza ed appagante il finale.

Viviani Amarone della Valpolicella 2012 classico
La famiglia Viviani possiede 10 ettari di vigneto a Mazzano nel cuore della Valpolicella classica ad altitudini variabili tra i 350 e i 450 metri. Il loro Amarone ’12 sorprende per complessità olfattiva, rigore stilistico e un palato ben giocato tra frutto succoso, freschezza e tannini.

Zonin 1821 Amarone della Valpolicella 2012
Profumi di matrice fruttata, ribes, ciliegia scura, a cui si aggiungono sentori di spezie e una nitida vena balsamica, mentre il godibilissimo sorso è segnato dal frutto maturo e pieno ben supportato e spinto dai tannini e soprattutto da una fresca spalla acida.

Zyme Amarone della Valpolicella 2012 classico
Celestino Gaspari è stato tra i primi in Valpolicella a lavorare sia in vigna che in cantina in modo ecosostenibile nel rispetto della biodiversità e dei tempi della natura. L’Amarone ’12 complesso e persistente sia al naso che alla beva, in piena evoluzione adesso è ancora nervoso, spigoloso di gioventù, ma lascia ben promettere per il futuro

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Viaggio in Borgogna 2

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Viaggio in Borgogna 1

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L’INSOLITA Malvasia Panarea

Frequento le Eolie da sempre, sono li di fronte casa e basta un’ora di aliscafo per arrivare in uno dei pochi paradisi naturali quasi intatti rimasti in Sicilia. Stranamente per noi messinesi non esistono le Eolie come arcipelago, vengono invece considerate come singola entità insulare. Conosco persone che da 30 anni vanno in vacanza nella stessa isola e non hanno mai messo piede in quella accanto. Io stesso passo da sempre le mie ferie a Stromboli e non la cambierei con nessuna delle altre pur bellissime Eolie. ImmagineCosì quando vado a trovare i miei amici, li prendo in giro sostenendo che l’unico motivo per cui vado a trovarli è perché da Panarea si vede bene Stromboli. In verità motivi per andare a Panarea (possibilmente non ad agosto) ce ne sono tanti. A cominciare dall’ascesa a Pizzo Corvo, attraverso uno stretto e a volte dissestato sentiero che porta sino al punto più panoramico di tutta l’isola,  da dove godersi la vista di tutte le Eolie. Da vedere anche la piccola ma bellissima  spiaggia di Cala Zimmari e la vicina Cala Junco, sormontata dai resti di un insediamento preistorico. Stupenda anche la minuscola spiaggia di Calcara con le sue fumarole, testimonianza di una ancora minima attività del vulcano che fu Panarea. Ma, più prosaicamente, vale il viaggio anche la cucina di uno dei miei ristoranti siciliani preferiti: l’Hycesia di Andrea e Gaetano Nanì. Ma per chi ama, come me, il vino c’è anche da andare a visitare una piccolissima azienda agricola che produce poco più di un migliaio di bottiglie di malvasia vinificata secca, proprio sull’isola, in una location a dir poco incantevole. La scoperta è stata quasi casuale. Passando tra i corridoi dello stand Sicilia allo scorso Vinitaly sono stato attratto da un cartello “La Vigna di Casa Pedrani”.  Nel logo si riconosceva l’inconfondibile profilo di Basiluzzo  con accanto Spinazzola, due isolette di fronte a Panarea. Incuriosito mi fermo e li trovo Andrea, il patron dell’azienda, e Federica la sua compagna, simpatici, ma soprattutto appassionati da questa nuova avventura in cui si erano da poco lanciati. Provo L’Insolita, si chiama così forse a sottolineare il tipo di vinificazione poco in uso per una Malvasia eoliana,  lo trovo interessante e non privo di personalità.  La cosa mi incuriosisce ulteriormente, si parla un poco dei problemi che si hanno a tenere un vigneto su una piccola isola, della fatica di fare tutto manualmente, delle difficoltà per vinificare. Ci si lascia con la promessa di passare da casa Pedrani alla prima occasione. Così questa estate la prima cosa che faccio non appena arrivo sull’isola è fissare un appuntamento con Andrea e Federica nel pomeriggio. Un paio di scalini, una ripida salita, e siamo arrivati.Immagine Prima di raggiungere la  vigna, ho il tempo di ammirare la casa, bella, molto bella, un piccolo capolavoro architettonico in stile eoliano costruito senza alterare il paesaggio, ma inserendola all’interno di esso. Così, ad esempio, una roccia diventa una parete, la porta d’ingresso è a filo con un altra parete rocciosa, nel salone da un’angolo emerge un triangolo di roccia. Dal terrazzo la vista è unica, tutte le isolette e gli scogli di fronte Panarea e più in la lontano, maestoso, Stromboli ed il suo eterno pennacchio sulla cima.  Alle spalle il piccolissimo vigneto, intorno a mezzo ettaro di sola malvasia, già carico di grappoli biondi.  Andrea mi dice che praticamente non fanno nulla, che tutto viene così fuori in modo naturale, grazie anche al microclima di questo piccolo lembo di isola. Bisogna solo difendersi dai conigli e dagli uccelli, per i primi c’è una rete, per i secondi un sofisticato sistema di spaventapasseri automatico che, con dei minuscoli altoparlanti ben mimetizzati tra i pali, diffonde il canto di vari tipi di uccelli predatori. Siamo a fine agosto e a giorni si vendemmia. Le uve verranno poi portate in cantina per essere vinificate. Per L’Insolita 2012 si prevede una produzione analoga alla prima vendemmia, poco più di un migliaio di bottiglie, al massimo 1.500. Andrea ci parla dei progetti per il futuro, cominciando dall’idea di mettere parte del vino in anfora, ne ha già comprate due e localizzato il posto dove verranno interrate. Pensa anche di ampliare il vigneto, lo spazio ci sarebbe, ma al momento bisogna concentrarsi sulla vendemmia. Sarà fatta a giorni nelle prime ore del mattino, per fare in modo che le uve arrivino in cantina ancora fresche. Prima di andare via Andrea ci regala una bottiglia, da provare con calma, magari a cena. Regalo gradito, ancor di più sapendo che ad Andrea ne sono rimaste davvero poche. Il vino si presenta di un bel giallo paglierino carico, ricco di riflessi brillanti, quasi dorati e non presenta nessun segnale che lasci pensare ad ossidazioni precoci. Al naso è sottile, elegante, molto sfaccettato, frutta esotica, sambuco, erbe aromatiche, non mancano i sentori varietali del vitigno, quelli floreali in particolare, ma è la bella nota minerale, tra ferro e sale a dargli quel tocco di personalità che lo contraddistingue. Mineralità che dal naso torna al palato sotto forma di sapidità. L’Insolita ’11 ha bella struttura, tensione acida, ma non pecca in grassezza come molti vini simili di queste latitudini. Piacevole l’approccio al palato, fresco, sapido, ma poi arriva anche il frutto, in buona quantità, discretamente persistente che nel finale si fonde bene con quel sentore sapido, quasi marino, di cui dicevamo prima. Non siamo di fronte ad un fuoriclasse, ma ad un vino molto piacevole e ricco di carattere, che sicuramente avrà ampi margini di miglioramento che verranno soprattutto con l’esperienza. Di un vino, che considerate le difficoltà oggettive e i costi che comporta lavorare su una piccola isola, dalla cantina esce ad un prezzo più che onesto, anzi direi basso. Un vino che val la pena seguire e comprare anche per compensare in qualche modo l’entusiasmo, la passione e la serenità con cui Andrea e Federica stanno affrontando questa nuova esperienza.

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qualche riflessione sulla Calabria del vino

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