Da Santenay a Vosne Romanée. A spasso per la Borgogna.

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Santenay  geograficamente è tra gli ultimi village a sud della  Côte de Beaune, confinante con Chassagne Montrachet, il  confine tra le due denominazioni segna pure la fine della zona di produzione dei grandi bianchi della  Côte de Beaune, Meursault, Puligny Montrachet e

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Puligny Montrachet 

appunto Chassagne.  Da qui sino a Dezize Les Maranges, l’ultima denominazione della Côte de Beaune si coltiva quasi esclusivamente Pinot Noir, in questo ultimo lembo di Borgogna non esistono vigneti classificati come Grand Cru. A Santenay siamo stati nello storico Chateau de la Crée, nel 15° secolo era di proprietà di Nicolas Rolin, il fondatore

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Chateau de la Crée

dell’Hospice de Beaune, che già vi produceva vino, fu praticamente raso al suolo durante la rivoluzione, e dopo diversi passaggi di proprietà nel 2004 è stato acquistato da una coppia di svizzeri che nel 2014 lo ha ceduto a Ken e Grace Evenstad, proprietari del Domaine Serene in Oregon. La proprietà oltre al castello, ricostruito nel 19° secolo usando come fondazioni le cantine del 15° secolo, può contare su dieci ettari vitati  tra Pommard, Volnay, Meursault, Puligny-Montrachet, Chassagne-Montrachet, Santenay, e Maranges dove si producono circa 50mila bottiglie per una dozzina di etichette tutte a denominazione Premier Cru, produzione che nel 2012 è scesa a sole 20mila bottiglie. Sin dal 2004 a Chateau de la Crée non si usano diserbanti chimici, si opera in regime biologico e biodinamico anche se non certificato, in cantina si lavora quasi esclusivamente per gravità, per i travasi, l’imbottigliamento e quant’altro si seguono attentamente le fasi lunari. Tra i vini più interessanti provati segnaliamo tra i bianchi il Puligny Montrachet La Garenne 2011 ne sono state prodotte solo 800 esemplari mentre nel 2012 si è perso completamente il raccolto. Pieno e persistente al naso di fiori gialli, frutta esotica e sentori di dolci da forno, anche al palato si presenta ampio e persistente, ricco di frutto e ben tenuto su dall’acidità. Tra i rossi particolarmente piacevole il Santenay Premier Cru Clos de la Confrérie 2011 un Monopole di poco più di un ettaro impiantato una trentina di anni fa. Elegante al naso con i suoi sentori di piccoli frutti di rovo, liquirizia, sentori floreali e speziati, lungo, fresco, fragrante di frutto e balsamico in bocca. Evidente la differenza con il 2012 che certamente risente dell’annata meno felice, pur somigliandogli molto infatti è meno spesso e persistente. Il Santenay Premier Cru Graviéres 2011 proviene da un appezzamento di poco meno di un ettaro e mezzo, il terreno è marnoso e ricco di sassi, le rese bassissime, nel 2011 sono state prodotte solo 2622 bottiglie, frutti scuri maturi, erbe aromatiche, fiori, nuance balsamiche e ferro contribuiscono ad un profilo olfattivo ampio e duraturo, dove si distinguono anche sentori più dolci, legati al legno, di pasticceria e nocciola, il sorso è turgido e polputo ma anche fresco e di bella persistenza. Pernand Vergelesses e i comuni vicini segnano il confine ideale  tra la  Côte de Beaune e la  Côte de Nuits che inizia qualche km dopo. Poco prima di arrivare al paese è possibile ammirare la celebre collina di   Corton

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Corton

completamente vitata sino alla sommità dove a guisa di cappello c’è un bosco fittissimo. In effetti la collina di Corton è al confine tra tre comuni, Pernand Vergelesses , Ladoix Serrigny e Aloxe Corton, si tratta di oltre 230 ettari a Grand Cru, di cui una settantina di Corton Charlemagne il resto Corton rouge, ovviamente i natali non possono che essere imperiali, Corton, contrazione di Curtis d’Orthon, in riferimento all’imperatore romano Otho (Otone) passato alla storia più che altro per aver sposato tale Poppea sottraendola alle grinfie di Nerone, mentre Charlemagne ovviamente è riferito a Carlo Magno che pare nel 775 abbia donato ai monaci dell’Abbazia di Saulieu una parte della collina appositamente per produrre del vino bianco per la sua tavola. Una delle cantine storiche di Pernand Vergellesses è il Domaine Dubreuil Fontaine il cui anno di fondazione risale al 1879, ad

dubreil1aspettarci è Christine che ormai è a capo di questa cantina da un quarto di secolo. Christine può contare su circa venti ettari vitati per una ventina di appellations differenti, per lei che rappresenta la quinta generazione di vignaioli della sua famiglia lavorare in vigna in modo sostenibile e attento all’ambiente è un punto di vanto. Tantissimi i vini assaggiati anche qui, caratterizzati tutti da una cifra stilistica che esalta la naturale eleganza di questo terroir che passa attraverso la nitidezza del frutto, il legno dosatissimo e la pulizia del profilo olfattivo. Il Pernand Vergelesses 1er Cru Clos Berthet ‘13, un Monopole di appena

mezzo ettaro, ha profumi di frutti rossi dolci e maturi, una mineralità che rimanda al sale affumicato e poi note di liquirizia e balsamiche, piacevolissimo il sorso dolce ma ben supportato da freschezza e tannini, persistente e lungo. Buonissimo anche il Corton Clos du Roi ‘13, la porzione di Dubreuil Fontaine e di ha 0,62 e le viti hanno circa 35 anni di età, impatta al naso con sentori floreali ed erbacei, erbe aromatiche fresche come timo e maggiorana, per poi lasciar spazio ai profumi di frutti di bosco e alla marcata mineralità ferrosa, il sorso è speziato di pepe, il frutto integro e fragrante, il bel finale, lunghissimo, in equilibrio tra dolcezza del frutto e sapidità. Convincenti appieno anche i bianchi eleganti e mai sopra le righe, il Corton Charlemagne ’14, la particella di Christine è di ha

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Dubreuil Fontaine 

0,70 da cui normalmente si producono circa 3.000 bottiglie. Anice, finocchietto selvatico, fiori gialli arricchiscono un bouquet già ampio e complesso insieme a frutta esotica, zeste di agrumi e spezie, il bicchiere è autorevole, persistente, il frutto contenuto dall’acidità prorompente, il finale sapido lunghissimo. Corgoloin e il confinante Comblanchien sono due comuni all’ingresso della  Côte de Nuits, a mia memoria gli unici due dell’intera  Côte d’Or che non hanno neanche un Premier Cru nel loro territorio. Damien Gachot ha gaghotcominciato a lavorare nella cantina dei genitori dopo gli studi di enologia e diversi tirocini anche all’estero, al suo arrivo in azienda ha rinnovato parte dei vigneti acquistandone altri sino ad arrivare agli attuali 18 ettari per 16 differenti appellations. I suoi vini sono di taglio moderno, ricchi di frutto, ben dosato, peraltro usa soltanto le barrique di Francois Freres una tonnellerie nella vicina ST. Roman in  Côte d’Or. Piacevole e ben fatto il Nuits Saint Georges Premier Cru Les Poulettes 2013 dal naso intrigante che spazia da note minerali a sentori fumè, frutti neri maturi, liquirizia, torba mentre il sorso è pieno, nervoso, e di gran bella lunghezza. Buono anche lo Chambolle Musigny ’13 village più ricco di frutto sia al naso che alla beva, segnata quest’ultima anche da note di resina ben avvertibili al naso.

Continuando sulla statale D974 che attraversa tutta la Borgogna in un paio di minuti raggiungiamo Premaux Prissey  un piccolo comune che insieme ai vicini Corgoloin e Comblanchien può fregiarsi dell’appellation  Côte de Nuits, il nostro giro ci porta in una delle cantine più note della zona, il Domaine Jean Jacques Confuron. Questa piccola confuron-premauxcantina, che gestisce solo poco più di 8 ettari si trova proprio all’ingresso del paese, e oltre che a Premaux ha vigneti pure a Clos du Vougeot e Chambolle Musigny per una dozzina di denominazioni in tutto. Le vigne sono condotte con i metodi della biodinamica e in vigna si lavora con i cavalli. La cantina è stata costruita nel 1992 allargando quella preesistente. A riceverci Louis, figlio di Alain Meunier e  Sophie Confuron, attuali proprietari del Domaine, dopo un paio di annate difficili come il 2012 e il 2013, per lui il 2014 è una buona annata senza i difetti delle precedenti, ricca di frutto ma anche ben equilibrata che non li ha costretti come nel 2013 a tenere il vino meno in legno. “La scelta di utilizzare solo prodotti naturali e usare il cavallo in vigna – afferma Louis – è stata fatta per conservare intatto il terroir dei nostri vini, se hai lavorato bene in vigna, senza stravolgere la natura il vino non deve temere il legno. 

Noi usiamo legni nuovi in percentuali variabili, dal 30% dei village sino al 70% dei grand Cru senza per questo perdere in tipicità e territorialità.” Assaggiamo direttamente dalle barriques tutti i vini dell’annata 2014 ancora ovviamente in evoluzione ma già con un carattere ben delineato, eleganti, nitidi e varietali.  Il Nuits Saint Georges Premier Cru Aux Boudots arriva da un vigneto di solo un terzo di ettaro che confina con Vosne Romanée piantato nel 1950, complesso ed accattivante al naso, i profumi floreali rimandano ai fiori di lavanda, quelli fruttati alla ciliegia e alla more, poi spezie, curcuma in particolare e note balsamiche e minerali, il sorso, ancora segnato dal legno, promette frutto in gran quantità, persistente e lunga la chiusura. Il Vosne Romanée Premier Cru Les Beaux Monts nasce in un vigneto di poco meno di mezzo ettaro nella parte più collinare dell’appellation, al naso è ricco e complesso, ai profumi di legno nobile, di spezie, pepe e cacao si sposano quelli di piccoli frutti di bosco, erbe officiali, il bicchiere è spesso, vibrante, i tannini setosi e dolci, lungo e sapido il finale. A Romanée Saint Vivant la vigna di proprietà del Domaine Confuron è di solo mezzo ettaro, il vino ha un profilo olfattivo fittissimo ed elegante, il frutto nitido al naso ritorna succoso nel bicchiere, il sorso ampio e profondo è accompagnato anche nel lunghissimo finale da rimandi a spezie e fresche sensazioni balsamiche.  La cantina del Domaine Alain Michelot, come spesso succede da queste parti, si trova dentro il paese di Nuits Saint Georges, i 10 ettari di vigneti sono in gran parte all’interno della denominazione Nuits Saint Georges ma ci sono anche  oltre a due minuscole vigne a Morey Saint Denis e a ladroClos Vougeot. A riceverci Elodie Michelot che rappresenta la quinta  generazione di questa famiglia dedita alla produzione di vino sin dalla fine del diciannovesimo secolo. Pur non praticando l’agricoltura biologica ricorrono solo se strettamente necessario ai trattamenti – “Peraltro – dice Elodie – da noi non è facile davvero fare il biologico, le proprietà sono molto parcellizzate e se il tuo vicino fa un trattamento gioco forza anche nel tuo vigneto qualcosa arriva.” Tutti i vini vengono vinificati allo stesso modo, fermentano e fanno la malolattica in legno, di vari passaggi di cui un 20% nuovo. In cantina non intervengono neanche sulle temperature a meno che non sia strettamente necessario come nel 2009 per il troppo caldo, lo stesso dicasi per il bâtonnage la cui pratica è ridotta al minimo necessario. Otto i Premier Cru di Elodie a Nuits Saint Georges, tra i più interessanti, almeno per noi, il Cailles ’14 una vigna sassosa che da vini eleganti e snelli, i profumi sono caratterizzati da note di erbe aromatiche e di sottobosco, spezie rosse, fiori secchi, agrumi, frutti di bosco, il sorso è ancora nervoso ma i tannini sono ben estratti e il frutto maturo e carnoso, balsamico il finale. Intenso e complesso anche il Vaucrains ’14, che in francese arcaico è traducibile con un bel “di nessun valore” perché il terreno è argilloso e ricco di sassi anche di grandi dimensioni, elegante al naso dove i profumi fruttati rimandano alle fragoline di bosco e al mirtillo, le note speziate al pepe e quelle erbacee alla macchia mediterranea ma anche all’humus di sottobosco, seppur giovane già di carattere anche il sorso segnato da un bel frutto tonico e vitale. Infine il Clos Vougeot, nel 2014 solo tre le barrique prodotte dal piccolo appezzamento di soli ha 0,20 nella parte nord del Clos sul versante dell’Echezeux, elegante nei profumi di rosa, pepe nero, amarena, ginepro, tabacco e spezie gialle,  di rara pulizia anche in bocca fresco di acidità e in perfetto equilibrio tra frutto e tannini, lungo e rinfrescante il finale dove il frutto trova una valida sponda con delle delicate note agrumate. Da Nuits Saint Georges a Vosne Romanée sono davvero poche centinaia di metri, semmai vi trovaste da queste parti ed il tempo è clemente vi consigliamo di lasciare l’auto nel borgo di Vosne Romanée e percorre a piedi quell’anello di un paio di km che partendo da Rue de la Fontaine passando per Rue de la Tache e Rue des Grands Cru e quindi Rue de la Grand Velle vi riporterà al punto di partenza costeggiando i nove Grand Cru più famosi dell’intera Borgogna a cominciare dal leggendario Romanée Conti e poi il minuscolo La Romanée, Richebourg, La Tache, Echezeaux, Grand Echezeaux e via via  sino al  Clos de Vougeot  che con i suoi quasi 50 ettari è il terzo Grand Cru per estensione dell’intera Borgogna. Confinante con Vosne Romanée c’è Flagey Echezeaux un minuscolo borgo rurale meta della nostra prossima tappa. Qui ci aspetta Claire Fleurot comproprietaria del Domaine Coquard Loison Fleurot, quattro i soci della

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Claire Fleurot 

cantina imparentati tra loro e ormai alla quinta generazione di produttori. Una dozzina gli ettari di proprietà del Domaine per 12 diverse appellation prodotte tra cui ben 6 Grand Cru. Molto semplice la loro filosofia produttiva: lavorare al meglio in vigna per portare in cantina uve sane e intervenire il meno possibile in cantina per lasciare intatte le caratteristiche del terroir, lavoro che a giudicare dai nostri assaggi gli riesce davvero bene. Fermentazione e malo lattica in legno, poi affinamento in piccoli carati di rovere sino a 18 mesi a seconda del vino ed infine un ulteriore periodo di affinamento in acciaio prima dell’imbottigliamento. coquard-loison-fleurotDi Clos de la Roche a Morey Saint Denis ne hanno poco più di un ettaro, il 2014 provato così come gli altri vini direttamente dalla botte è solido, profondo, ricco di suggestioni fruttate e floreali al naso, ma anche humus, balsami, biscotti da forno e spezie dolci, il sorso è setoso, elegante e senza sbavature nell’equilibrio tra frutto e acidità il Vosne Romanée ’14 è invece più scalpitante senza perdere in finezza, i profumi fruttati sono attraversati da note balsamiche freschissime, poi timo, violetta, cardamomo e minerali iodate, la bocca è ancora nervosa, vibrante attraversata da una fresca corrente acida che non la abbandona neanche nel lunghissimo finale. Eleganza da vendere già da adesso per l’Echezeaux ’14 ematico, il frutto vira verso il ribes e la prugna, poi la viola, note erbacee verbena e tanto altro ancora in un vortice di profumi intenso e ricchissimo, approccio al palato fresco e sapido, coerente il ritorno del frutto, fitti ed eleganti i tannini ancora nervosi ma senza spigoli, lungo, fresco e dolce di frutto il finale. Dopo la degustazione anche a Claire chiediamo di poter comprare qualche bottiglia, manco a dirlo, risposta in linea con la stragrande maggioranza delle altre cantine visitate: “non abbiamo più una bottiglia, posso prenotarvi qualcosa della prossima annata”. E attenzione non si tratta di un modo di dire, purtroppo per noi e per fortuna per loro, i vini di Borgogna negli ultimi anni, anche nelle annate meno favorevoli, fanno il sold out, la richiesta è ben più alta dell’offerta e chi conosce bene questa splendida regione e i suoi vini sa bene anche come siano cresciuti i prezzi in quest’ultimo decennio. Al contrario che in altre regioni vitivinicole del mondo infatti in Borgogna la classificazione dei vigneti in Premier Cru e Grand Cru con le rispettive superfici vitate rigidamente perimetrate ormai da secoli, non permette un aumento della produzione per quelli che sono i vini più richiesti di conseguenza aumentano i prezzi.  Solo per fare un esempio con gli stessi soldi con cui sino ad una quindicina di anni fa si comprava la famosa cassetta da 12 bottiglie con un assortimento di vini della Romanée Conti adesso a malapena si compra una singola bottiglia dell’omonimo e prestigiosissimo Grand Cru. Prima di tornare verso Beaune il nostro ultimo appuntamento è allo Chatea du Clos de Vougeot,chateauvouil bellissimo castello rinascimentale che adesso ospita la Confraternita dei Cavalieri del Tastevin. Il Castello è del XV secolo ma la storia del Clos de Vougeot è molto più vecchia e comincia con i monaci circestensi che ricevono in dono intorno al 1100 i cinquanta ettari che ancora adesso sono quelli del Grand Cru Clos de Vougeot, sono loro a iniziare a coltivare qui la vite e così a contribuire alla nascita di un mito, la Borgogna del vino. chateau3A farci visitare il castello è una guida d’eccezione, Arnaud Orsel  Consigliere d’Onore della Confraternita, è a raccontarci la storia di questo splendido maniero, mentre giriamo nelle secolari cantine dove ancora ci sono le quattro antiche ed enormi presse in legno e le botti centenarie che erano appartenute ai monaci. Adesso all’interno dello Chateau, che è visitabile giornalmente, si svolgono le attività della Confraternita sempre finalizzate a far conoscere nel modo i vini di Borgogna, non a caso il loro motto è Jamais en vain, toujours en vin”.

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Informazioni su Massimo Lanza

Scrivo di Vino e Cibo
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