A spasso per la Borgogna da Puligny a Meursault

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Puligny Montrachet è un delizioso borgo pochi km a sud di Beaune, noto agli appassionati perché nel suo territorio insistono i climat di chardonnay  più prestigiosi dell’intera Borgogna. Andando anche a piedi dalla piazza del paese verso Chassagne per primo si incontra Bienvenues-Bâtard-Montrachet diviso dalla strada da uno dei più famosi Premier Cru di Puligny Montrachet il Les Pucelles e poi in un fazzoletto di terra il Batard Montrachet accanto al Bienvenues, pulignymentre a monte della strada rimangono lo Chevalier Montrachet e il Montrachet e già per intero nel territorio di Chassagne Montrachet il Criots Batard Montrachet. Siamo tra i 240 e i 270 metri d’altitudine, i terreni a vista sono magri, calcarei, marnosi, più sassosi verso la collina più argillosi nella parte bassa. A Puligny la prima tappa è il Domaine Leflaive,

purtroppo Madame Anna Claude Leflaive è scomparsa qualche mese lasciando però il ricordo indelebile di una grandissima produttrice capace di interpretare come pochi questo terroir. In cantina gli spazi sono così ridotti che alcune vasche in acciaio sono state modellate seguendo la curvatura delle mura dove si incastrano perfettamente. L’azienda è biodinamica e tra i filari si lavora col cavallo, le fermentazioni sono fatte in legno, in media il 20 % nuovo, percentuale che aumenta a seconda dell’importanza del cru. Dopo le fermentazioni alcolica e malolattica i vini vengono passati in acciaio dove affinano per un anno almeno prima dell’imbottigliamento. Dalle vasche assaggiamo il 2014, annata interlocutoria per via di un andamento meteorologico molto mutevole, il germogliamento è avvenuto a fine marzo, la primavera è stata calda ma da giugno sono arrivate anche la pioggia e la grandine, eventi che hanno influito sia sulla qualità che sulla quantità delle uve. Secondo la loro esperienza la biodinamica che normalmente rende più leggibili le peculiarità dei diversi cru quest’anno ha fatto moltissimo a far ripartire presto e bene i vigneti colpiti dalla grandine. Una dozzina i vini assaggiati del millesimo ‘14, tutti elegantissimi e caratterizzati da una spiccata mineralità che spesso si ripropone al palato sotto forma di fresca sapidità. Buono in particolare il Puligny Montrachet Les Pucelles, un premier cru dal naso ampio e vario, pieno e ricco di frutto al sorso e dal finale lungo e agrumato. Note iodate, quasi marine per il Bienvenues-Bâtard-Montrachet, fitto e dotato di un freschissimo nerbo acido e di un finale sapido lunghissimo. Vino che come gli altri ha ancora bisogno di tanta bottiglia per esprimersi al meglio lo Chevalier Montrachet dai profumi intensi, balsamici, ricco di note floreali e fruttate che spesso si confondono, i sentori agrumati spaziano dalla zagara al kumquat sino al cedro candito, l’acidità tagliente ne amplifica la già lunghissima persistenza. Sempre a Puligny andiamo dopo ad incontrare Olivier Leflaive, uomo di grande

personalità decisamente simpatico e disponibile, che ci racconta del suo passato di musicista ed impresario a Parigi prima di tornare in Borgogna ad occuparsi dei vigneti e della cantina di famiglia, il Domaine Leflaive, insieme allo zio Vincent e alla cugina Anne Claude. Solo dopo aver lasciato l’azienda di famiglia nel 1985 fonda la sua cantina che adesso conta su 15 ettari di proprietà e altri 95 tra affitti e conferimenti, per un totale di 82 diversi climat da 14 differenti village, oltre ad un albergo ristorante nella piazza principale di Pouligny. Della vasta produzione di Olivier in compagnia del suo enologo Franck Grux, arrivato giovanissimo in azienda nel 1988, assaggiamo una quindicina di vini tutti dell’annata ‘13. La pulizia di esecuzione e un eccellente uso dei legni ci consente di ben cogliere le sfumature tra un terroir ed un altro partendo da Meursault, passando per Chassagne e Puligny approdando infine a Corton Charlemagne e quindi a Batard Montrachet.

Il millesimo risente del pessimo andamento climatico e della grandine che in alcune zone ha letteralmente decimato il raccolto. Grandine che solo in parte graziato Puligny dove si sono ottenuti risultati rispettabili pur perdendo qualcosa in concentrazione. I Meursault assaggiati ci sono sembrati ben aderenti al terroir, non ricchissimi ma eleganti, in particolare il premier cru Charmes è pieno, attraversato da una fresca lama acida che ne accresce la fragranza del frutto, il Meursault premier cru Genevrieres ha bella stoffa, tanta mineralità e notevole persistenza gustativa.  Il Corton Charlemagnecorton nasce da tre particelle nei tre differenti village che comprendono questo Grand Cru, elegante al naso con toni di anice, erbe aromatiche, fiori gialli e frutti esotici dolci ma anche spezie e note agrumate, in bocca è teso, fresco e in buon equilibrio tra frutto e sapidità. Infine il Bâtard Montrachet gode di un profilo olfattivo ricco e complesso mentre il sorso è autorevole, austero e di gran bella persistenza. Vini comunque ancora molto giovani che sicuramente hanno ancora bisogno di tempo per maturare ed esprimersi al meglio come spesso capita anche in annate considerate più piccole in Borgogna. Se decidete di pernottare e rimanere a cena a Puligny Montrachet oltre all’albergo ristorante di Olivier Laflaive c’è anche il Montrachet un bell’hotel dotato di un buon ristorante, meno impegnativo l’Estaminet des Meix ristorantino informale che funge anche da bar. Spostandoci di pochi km verso Beaune arriviamo Meursault, meurseaultqui si producono quasi esclusivamente bianchi e pur mancando un Grand Cru i vini di questa appellation sono molto apprezzati per ricchezza, carattere ed estrema longevità. La nostra prima tappa è il Domaine Michelot della famiglia Mestre Michelot dove a riceverci è Nicolas Mestre che è anche l’enologo del Domaine. Vignaioli da sei generazioni, per Nicolas è stato naturale studiare enologia, adesso coltivano 19 ettari in regime di agricoltura biologica non certificata per un totale di poco più di 100mila bottiglie, che nel ‘14 si sono ridotte a 55mila. La cantina è moderna ed ordinata, cosa rara a queste latitudini, con le varie zone, vinificazione, affinamento e imbottigliamento ben separate. Direttamente dai legni assaggiamo diversi 2015 ancora in evoluzione, Nicolas lavora in riduzione e fa il battonage solo se strettamente necessario, i vini svolgono la fermentazione alcolica e la malolattica in legno, servendosi sia di barrique che di tonneau. Lavorare in assenza di ossigeno e non fare battonage – dice Nicolas – esalta meglio la specificità del vino permettendo alle differenze tra i vari terroir di venir fuori meglio. L’assaggio dei 2015 ci conferma che davvero si tratta di un’ottima annata dopo tre millesimi non certo entusiasmanti, i vini seppur ancora giovanissimi hanno grinta, struttura e definizione da vendere. Il 2014 è invece ancora in acciaio in attesa di essere imbottigliato, anche a Meursault l’annata è stata funestata dalla grandine, che in alcune zone ha danneggiato anche l’apparato fogliare che per fortuna ha avuto il tempo di riprendersi. Per Nicolas il ‘14 è un millesimo dove più che in qualità si è perso in quantità, tanto da vinificare insieme alcune particelle che normalmente vengono lavorate singolarmente.

Tra i Meursault ‘14 promette molto bene il premier cru Charmes minerale e dolce di frutto, pesca bianca e passiflora, sapido e vitale in bocca. Ancora più accentuate le note minerali del premier cru Genevriéres, i cui terreni sono ricchi di fossili, calcare e residui marnosi, sentori iodati da battigia marina sassosa, ma anche frutta esotica, semi di finocchietto e anice, sorso sapido e persistente, appagante e pulente il finale. michelot3Anche il premier cru Perriéres, da molti è considerato il miglior vigneto di Meursault si dimostra, nonostante l’annata, all’altezza della sua fama, i terreni ricchi di pietre bianche calcaree donano al vino sentori minerali quasi affumicati e sapidità, mentre i profumi fruttati e floreali virano invece verso gli agrumi e i frutti bianchi. Infine l’assaggio del Meursault Narvaux 2009, per i bianchi di Borgogna una delle annate migliori del nuovo millennio, ancora integro, freschissimo e in piena evoluzione ci serve ad immaginare come potrà diventare tra qualche anno lo stesso vino del 2015. La seconda tappa in paese è da Pierre Morey, una delle cantine più note di Meursault, dove ci aspetta la figlia Anne. Pierre Morey morey6ha cominciato a produrre vino negli anni ’70, lavorando nel frattempo lungamente al Domaine Lafleive dove è iniziato il suo rigoroso approccio all’agricoltura biodinamica, esperienza che ha trasferito anche nei suoi dieci ettari di vigneto quasi tutti a Meursault. Anche lavorando in biodinamica bisogna stare molto attenti, ci dice Anne, pur usando prodotti naturali, non bisogna mai esagerare con i trattamenti altrimenti, a farne troppi si può correre il rischio che non si sviluppino gli anticorpi naturali della vite che finirà così col non reagire più spontaneamente alle malattie. Durante la degustazione Anne affianca sempre al nuovo millesimo un’annata più vecchia per farci saggiare l’evoluzione del vino e come il tempo esalti meglio le peculiarità di quel dato cru.

Così accanto ad un delizioso e freschissimo Aligoté ‘14 ecco arrivare una bottiglia polverosa, senza etichetta con solo una sigla semicancellata segnata col gessetto sul dorso, nel bicchiere è di bel colore giallo carico, ambrato, i profumi sono dolci di frutto e sambuco, poi erbe aromatiche e minerali, il sorso sorprendentemente fresco, sapido e persino agrumato, e pensare che si tratta di un Aligotè del 1998 ancora perfettamente godibile. La produzione di questa cantina si assesta poco sopra le 50mila bottiglie, anche se negli ultimi anni questo obbiettivo è rimasto molto lontano, oltre ai vini prodotti nei vigneti di proprietà esiste una linea denominata Morey Blancs che invece è strettamente legata alla loro attività di negociants, anche in questo caso però le uve provengono da vigneti coltivate secondo le direttive dei Morey. Così confrontandoci con Anne che volentieri risponde alle nostre domande, assaggiamo una batteria di Meursault che vanno dal 2001 al 2013 incontrando sempre vini eccellenti, di grande personalità e rigore stilistico come il 2013 di Meursault Charmes dalle note minerali di roccia bagnata, spezie gialle, agrumi, camomilla e kivi, sapido ancora nervoso di freschissima acidità e di gran bella persistenza.  Ma anche il Pommard premier cru 2011 Grand Epenots è un vino di grande equilibrio e compostezza, elegantissimo al naso, figlio della sua annata, un filo più sottile di quanto ci si possa  aspettare da un Pommard.  

Massimo Lanza 

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