Nero d’Avola dalla storia alla bottiglia

Si fa presto a dire Nero d’Avola adesso, vini a base di questo vitigno sono ormai reperibili facilmente in tutto il mondo. ma il Nero d’Avola ha una storia strana pochi sanno ad esempio che sino a qualche anno fa era praticamente sconosciuto nelle province siciliane dove adesso è più coltivato. Mi piace esordire col mio blog parlandovi un po di questo vitigno ormai tra i più conosciuti e apprezzati d’Italia. Il Nero d’Avola è la principale varietà autoctona siciliana a bacca rossa, matura abbastanza precocemente. Si tratta di un vitigno vigoroso dall’elevata produzione, capace di tirar fuori mosti di elevato tenore zuccherino e alta acidità da cui si ricavano vini ricchi di antociani e ben forniti di polifenoli. Le prime notizie certe sul nero d’Avola sono riportate nell’Hortus Catholicus dell’abate Francesco Cupani datato 1696 dove viene descritta un’uva dall’acino tondo e scurissimo denominata in volgare Calaurisi cioè uva (cala) avolese ma traducibile anche con arrivata, proveniente (calata) da Avola. Anche il Bacci, esattamente cento anni prima, parla di vini fatti all’uso calabrese, ma non siamo sicuri se stia citando il vitigno o un modo di vinificare in uso nella vicina Calabria. Fatto sta che il nero d’Avola ancora oggi è conosciuto come Calabrese, nome che come abbiamo visto trae origine dall’italianizzazione del dialettale Calaurisi, Anche nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite viene catalogato come Calabrese specificando altrimenti che Nero d’Avola è però un sinonimo riconosciuto della varietà. Sino agli anni sessanta il Nero d’Avola era coltivato prevalentemente nella Sicilia Orientale, in particolare nelle province di Ragusa e Siracusa, mentre era pressoché sconosciuto nella Sicilia Occidentale dove per via della grande produzione di Marsala si preferiva produrre uve a bacca bianca. Scrive infatti Agostino Rossi nel suo Viticultura in Sicilia del 1953 edito dall’Istituto Regionale Vite e Vino “il vino nero che si produce oggi nella provincia di Trapani, è di quantità trascurabile e non riveste nessuna importanza economica” . È dall’inizio degli anni settanta in coincidenza con il declino del Marsala che il Nero d’Avola comincia ad essere coltivato intensamente anche nelle province di Palermo e soprattutto di Trapani sino a diventare anche in quelle province il vitigno più diffuso. Sino alla soglia degli anni settanta pur avendo una buona diffusione il Nero d’Avola era praticamente sconosciuto ai più e raramente imbottigliato in purezza, mentre insieme al Frappato concorreva come adesso all’uvaggio del Cerasuolo di Vittoria, solo i vini della zona di Pachino avevano un minimo di nomea perlopiù regionale. Nonostante ciò veniva però esportato in grandi quantità come vino da taglio. A Marzamemi tra Noto e Pachino sono ancora visibili le condutture simili a quelle in uso per le petroliere che portavano il Nero d’Avola sin dentro la stiva delle navi che poi partivano alla volta del Nord Italia ma anche di altre regioni europee. L’inizio dell’attuale fortuna del Nero d’Avola ha una data precisa, il 1970, quando il Conte Giuseppe Tasca d’Almerita, presenta un vino quasi completamente a base di Nero d’Avola, (l’altro vitigno usato in percentuale minima era il Perricone) la prima annata del Rosso del Conte, destinato a diventare un caposaldo dell’enologia siciliana. Il successo di questo vino fa rapidamente conoscere ed apprezzare il Nero d’Avola in tutto il mondo aprendo la strada a tutti gli altri grandi vini siciliani come il Duca Enrico fortemente voluto all’epoca da Franco Giacosa l’enologo piemontese che dirigeva la Corvo e il Milleunanotte pensato da Giacomo Rallo insieme a Giacomo Tachis. Il boom e la grande diffusione in tutta l’isola del Nero d’Avola è degli anni novanta quando finalmente esplode l’enologia Siciliana e le cantine da poche decine sparse a macchia di leopardo sul territorio si moltiplicano a dismisura diventando centinaia. Attualmente è ampiamente diffuso in tutto il territorio isolano, tranne che nel comprensorio Etneo e in quello della doc Faro. Nelle province di Ragusa e Siracusa è molto praticato l’allevamento ad alberello mentre nel resto dell’isola prevalgono spalliera e controspalliera. Adesso i vini a base di Nero d’Avola sono tantissimi, ben dislocati in tutte le fasce di prezzo, tanto da rappresentare la struttura portante del listino della maggioranza delle cantine isolane.
Di seguito qualche Nero d’Avola in purezza scelto tra quelli che mi sono più piaciuti nelle degustazioni recenti. Ovviamente ce ne sarebbe stati tanti altri da inserire a cominciare da quelli citati sopra, ma ho volutamente scelto dei vini e dei produttori meno noti ai più.

Feudo Montoni, Selezione Vrucara 07 Fabio Sireci produce un Nero d’Avola di grande personalità, soprattutto per ciò che riguarda il profilo olfattivo.

Curto, Eloro doc Nero d’Avola Fontanelle ’06 old style, austero, elegante, molto territoriale nei profumi che hanno il classico fondo sapido e nel colore.

Rio Favara, Eloro doc Sciavè ’08 un nero d’Avola elegante, tannico, varietale, anche qui il cappero sotto sale a sottolinearne la provenienza, bella nota di alloro al naso.

Centopassi, Argille di Tagghia Via ’09 un Nero d’Avola coltivato dai ragazzi di Libera sulle terre confiscate alla mafia e dedicato a Peppino Impastato, ancora giovane, ma ben equilibrato e piacevole.

COS, Nero di lupo ’08 un vino ricco di suggestioni marine come solo i Nero d’Avola di quella parte di Sicilia riescono ad esprimere.

Arianna Occhipinti, Siccagno ’07 varietale, sapido, intenso al naso, agile e nervoso in bocca, ricco di sfaccettature diventa ancor più piacevole dopo lunga ossigenazione.

Geraci, Tarucco Nero d’Avola ’07 piacevole nonostante qualche nota di surmaturazione soprattutto al naso, in bocca è morbido e setoso.

Un alberello di Nero d'Avola

Felice Modica, Dolce Nero (senza annata) un Nero d’avola passito molto suggestivo nonostante i toni di surmaturazione al naso ben compensati da una buona freschezza al palato.

Vigneto di Nero d'avola ad alberello a Pachino

il vigneto del Rosso del Conte a Regaleali

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Informazioni su Massimo Lanza

Scrivo di Vino e Cibo
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9 risposte a Nero d’Avola dalla storia alla bottiglia

  1. Il tuo nuovo blog mi piace tantissimo, complimenti caro Massimo!
    Era ora che qualcuno pensasse di mettere per scritto qualche idea, un po’ di storia dei vitigni ed anche delle aziende, oltre naturalmente a qualche suggerimento sui vini preferiti.
    Trovo molto interessante questo approccio, che mi pare anche ricordare un po’ quello applicato dall’amico Vittorio aka Tirebouchon nella sua geniale trovata dei #tutor legati, veri e propri esperti, oltre che appassionati dei singoli vitigni.

    In bocca al lupo, ti seguirò con vero piacere!

    A presto

  2. Dan Lerner ha detto:

    Welcome Sir..! Grazie per la profondità e il dettaglio.

  3. nicola massa ha detto:

    Benvenuto Max!
    Ti aspettavamo e tu neanche non lo sapevi!
    Mancava la tua voce seria e competente direttamente dalla Sicilia!
    Abbracci
    Nic

  4. vittorina ha detto:

    Benvenuto caro Massimo nel mondo dei blogger! Finalmente direi…sarà un piacere seguirti. Buona continuazione…..

  5. massimolanza ha detto:

    Grazie Monica, Dan, Nicola, Vitti, siete stati davvero gentili 🙂 spero non deludervi !

  6. francesca ciancio ha detto:

    eilà, alla fine hai ceduto alle lusinghe del blog
    così posso tenermi informata sulla mia amata sicilia

  7. massimolanza ha detto:

    ciao Fra 🙂 ok, io ti informo, ma venite di venirci quest’inverno in Sicilia 🙂

  8. Francesca ha detto:

    Onratissima di far parte del novero dei tuoi preferiti!! Complimenti per la completezza di informazione!

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