Mosella, la dolce Germania del Riesling

La  regione  vitivinicola  più famosa  e  apprezzata  della  Germania  si distende tra Trier

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Trier – Treviri – Porta Nigra 

e Koblenza lungo le sinuose anse della Mosella e dei suoi due affluenti principali Ruwer e Saar. Un’area tutta da scoprire, come i suoi vini. Da sempre nel cuore dei più esperti e appassionati wine lover per la qualità e la longevità dei suoi Riesling, la Mosella – dopo la crisi degli anni Ottanta – sta rapidamente riguadagnando posizioni sui mercati mondiali grazie anche al lavoro di alcuni produttori attenti e lungimiranti come, per citarne qualcuno, Ernst Loosen, Egon Muller e Markus Molitor che al momento giusto hanno saputo investire sia nelle loro aziende, rendendole più competitive, sia nella promozione dei loro vini sui grandi mercati internazionali. Si è messo così in moto un circolo virtuoso che nell’ultimo decennio ha fatto prepotentemente tornare sulla scena mondiale i Riesling tedeschi che sino agli anni Sessanta erano ricercati (e costosi) come e più dei vini di Bordeaux, persino in Francia.

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Schloss Lieser

Una regione due filosofie produttive

Una regione in grande movimento, non priva di problemi, primo tra tutti quello del reperimento della mano d’opera specializzata per lavorare in vigneti dalle pendenze elevatissime che il fondo di ardesia rende ancora più impegnativi da gestire. Ma anche una regione dove si confrontano filosofie e stili di produzione differenti, ma che finalmente sembra aver superato la crisi della fine del secolo scorso e che marcia compatta per riconquistare, anche tra il grande pubblico, il primato di regione sovrana nel mondo per la produzione di grandi vini bianchi da invecchiamento.

Abbiamo trovato una regione in grande fermento dove nel massimo rispetto delle opinioni si fronteggiano principalmente due diverse filosofie produttive: da un lato ci sono produttori più legati alle vinificazioni tradizionali, dall’altro quelli che invece spingono verso vini più secchi e addirittura senza nessun residuo zuccherino; stesso discorso per la Botrytis: ci sono quelli che la rifuggono e quelli che invece sostengono che senza il suo apporto i vini perderebbero in equilibrio e complessità generale.

Botrytis sì, Botrytis no

SofiaThanisch, pronipote della leggendaria Katharina che nel 1895, ereditata la cantina a soli 29 anni seppe farla diventare uno dei punti di riferimento dell’intera Mosella, dice che normalmente Botrytis cerca di evitarla ricorrendo, quando è il caso, all’acinatura per selezionare gli acini più concentrati. Anche Markus Molitor preferisce vinificare senza Botrytis, “così che i vini esprimano al meglio il carattere intrinseco del vitigno, del terroir e dell’annata. È importantissimo”dice Markus “lavorare bene in vigna, a cominciare dalle potature che devono essere delicate in modo da lasciare una grande parete fogliare a difendere l’uva sia dal caldo che dal freddo”.

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Replica Thorsten Melssheimer, giovane produttore di Reil: “È complicato vinificare senza Botrytis perché seppur in percentuale minima si sviluppa comunque anche nelle annate migliori” e continua “per fare grandi vini il vignaiolo deve essere quanto più possibile in armonia con la naturaper questo sono un convinto sostenitore della biodinamica che, esaltando al meglio il carattere delle singole vigne, mi aiuta a trovare il giusto stile per ogni vino”Martin Müllen ha invece ancora un’altra ricetta per valorizzare al meglio le sue vigne: dai suoi quattro ettari di riesling, in gran parte ceppi centenari e a piede franco, ogni anno produce dai 25 ai 30 vini diversi. “Solo vinificando vigna per vigna”ama ripetere Martin “si esalta il terroir e si esaltano le peculiarità dei singoli cru. Nelle vigne a piede franco, ad esempio, la speziatura è più marcata e anche se le piante sono meno vigorose, grazie alla superiore qualità delle uve, si ottengono vini più eleganti e profondi”. Continua a leggere

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I Vini e le Cantine dell’Anno per la Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso

Mi fa molto piacere che la Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, a cui collaboro ormai da oltre un decennio, abbia inserito tra i Premi Speciali di quest’anno due piccole realtà del Sud Italia di vera e propria viticultura eroica, due cantine spinte più che dai numeri della produzione e del fatturato dalla passione per il vino e la vigna di chi le ha create anche a dispetto delle difficoltà di lavorare in contesti non certo tra quelli di moda nel mondo del vino, come possono esserlo Salina e le Isole Eolie così belle ma così logisticamente lontane da tutto e un piccolissimo paese della Calabria con una antica tradizione vitivinicola ma nessuna esposizione mediatica. La bella storia di un vignaiolo caparbio e innamorato della sua terra e della Malvasia che partendo da zero ha coronato il suo sogno e di tre amici che dopo tanti viaggi in giro per l’Italia del vino decidono di mettere in pratica la loro passione e fare un loro vino e non solo ci riescono ma lo fanno anche benissimo. 

Vino Dolce dell’Anno 

Ripartire dalla Malvasia e dal suo potenziale. Quello di un vino più elegante e fresco che muscolare. È questo lo spirito che muove il lavoro di Nino Caravaglio. Un obiettivo, il suo, che richiede grande attenzione in fase di vendemmia per portare in cantina uve mature, ma con un’acidità che permanga anche dopo l’appassimento sui graticci, evitando eccessive gradazioni alcoliche e residui zuccherini troppo alti. La storia di Nino Caravaglio, vignaiolo autentico e solare, comincia nel 1992, con un solo ettaro di vigna che vinificava praticamente nel salone di casa. Ora gli ettari sono un po’ più di 15 in 40 particelle differenti – 5 anche a Stromboli – tutti coltivati in regime di agricoltura biologica. La Malvasia delle Lipari Passito ’16 è un vino di rara eleganza, ha un profilo olfattivo ricco e complesso, dove si riconoscono agrumi canditi, albicocca, pesca, erbe officinali, fiori di lavanda, su un fondo minerale iodato. In bocca è un capolavoro di equilibrio tra il frutto dolce ma turgido, l’alcol e una fresca vena acida che amplifica la piacevolezza di beva accompagnandola per il lunghissimo e fresco finale.

Malvasia delle Lipari Passito ’16 – Caravaglio | Malfa | Isola di Salina (ME) | via Provinciale, 33 | tel. 339 8115953 – 338 2076030 www.caravaglio.it

Cantina Emergente dell’Anno 

Solo 10 anni fa pensare a una cantina emergente, in Calabria, pareva fantascienza. Perché all’epoca tutto era – o meglio pareva – immobile. A dispetto della sua storia enologica millenaria e del ricco patrimonio ampelografico, uno dei maggiori in Italia. Dicevamo che all’epoca tutto pareva immobile ma non lo era, perché proprio in quegli anni PierpaoloGrecoDamiano Mele e Michele Scrivano, decisero di prendere in gestione una piccola vigna nel comune di Lappano. Un po’ una follia, vero, anche perché si occupavano di altro. Ma non si scoraggiarono e nel 2005 vinificarono per la prima volta l’Appianum. Solo qualche anno dopo pensarono alla commercializzazione. E un paio di anni dopo trovarono una cantina, un ex cinema che riadattarono. Con l’idea di continuare a fare vini come piaceva a loro, ovvero naturali, senza piegarsi al mercato che in quel periodo non era così sensibile a questi tipi di vini. Il nome scelto fu Spiriti Ebbri, per mantenere in primo piano leggerezza e immaginazione. Il loro Neostòs Bianco 2016, da uve pecorello, ha conquistato i Tre Gamberi per l’intensità del bouquet fatto di frutti e fiori bianchi, iodio, zafferano e freschi sentori di erbe mediterranee, seguite in bocca da una bella sensazione di fresca sapidità innestata nel frutto tonico e vitale, lasciando lentamente spazio a un finale profondo e lunghissimo.

Spiriti Ebbri | Spezzano Piccolo (CS) | spiritiebbri.it

 

 

Per gli altri premi vi rimando al link sul sito del Gambero Rosso

http://www.gamberorosso.it/it/vini/1046102-i-premi-speciali-i-vini-dell-anno

http://www.gamberorosso.it/it/vini/1046119-i-premi-speciali-le-cantine-dell-anno

 

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Da Santenay a Vosne Romanée. A spasso per la Borgogna.

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Santenay  geograficamente è tra gli ultimi village a sud della  Côte de Beaune, confinante con Chassagne Montrachet, il  confine tra le due denominazioni segna pure la fine della zona di produzione dei grandi bianchi della  Côte de Beaune, Meursault, Puligny Montrachet e

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Puligny Montrachet 

appunto Chassagne.  Da qui sino a Dezize Les Maranges, l’ultima denominazione della Côte de Beaune si coltiva quasi esclusivamente Pinot Noir, in questo ultimo lembo di Borgogna non esistono vigneti classificati come Grand Cru. A Santenay siamo stati nello storico Chateau de la Crée, nel 15° secolo era di proprietà di Nicolas Rolin, il fondatore

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Chateau de la Crée

dell’Hospice de Beaune, che già vi produceva vino, fu praticamente raso al suolo durante la rivoluzione, e dopo diversi passaggi di proprietà nel 2004 è stato acquistato da una coppia di svizzeri che nel 2014 lo ha ceduto a Ken e Grace Evenstad, proprietari del Domaine Serene in Oregon. La proprietà oltre al castello, ricostruito nel 19° secolo usando come fondazioni le cantine del 15° secolo, può contare su dieci ettari vitati  tra Pommard, Volnay, Meursault, Puligny-Montrachet, Chassagne-Montrachet, Santenay, e Maranges dove si producono circa 50mila bottiglie per una dozzina di etichette tutte a denominazione Premier Cru, produzione che nel 2012 è scesa a sole 20mila bottiglie. Sin dal 2004 a Chateau de la Crée non si usano diserbanti chimici, si opera in regime biologico e biodinamico anche se non certificato, in cantina si lavora quasi esclusivamente per gravità, per i travasi, l’imbottigliamento e quant’altro si seguono attentamente le fasi lunari. Tra i vini più interessanti provati segnaliamo tra i bianchi il Puligny Montrachet La Garenne 2011 ne sono state prodotte solo 800 esemplari mentre nel 2012 si è perso completamente il raccolto. Pieno e persistente al naso di fiori gialli, frutta esotica e sentori di dolci da forno, anche al palato si presenta ampio e persistente, ricco di frutto e ben tenuto su dall’acidità. Tra i rossi particolarmente piacevole il Santenay Premier Cru Clos de la Confrérie 2011 un Monopole di poco più di un ettaro impiantato una trentina di anni fa. Elegante al naso con i suoi sentori di piccoli frutti di rovo, liquirizia, sentori floreali e speziati, lungo, fresco, fragrante di frutto e balsamico in bocca. Evidente la differenza con il 2012 che certamente risente dell’annata meno felice, pur somigliandogli molto infatti è meno spesso e persistente. Il Santenay Premier Cru Graviéres 2011 proviene da un appezzamento di poco meno di un ettaro e mezzo, il terreno è marnoso e ricco di sassi, le rese bassissime, nel 2011 sono state prodotte solo 2622 bottiglie, frutti scuri maturi, erbe aromatiche, fiori, nuance balsamiche e ferro contribuiscono ad un profilo olfattivo ampio e duraturo, dove si distinguono anche sentori più dolci, legati al legno, di pasticceria e nocciola, il sorso è turgido e polputo ma anche fresco e di bella persistenza. Pernand Vergelesses e i comuni vicini segnano il confine ideale  tra la  Côte de Beaune e la  Côte de Nuits che inizia qualche km dopo. Poco prima di arrivare al paese è possibile ammirare la celebre collina di   Corton

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Corton

completamente vitata sino alla sommità dove a guisa di cappello c’è un bosco fittissimo. In effetti la collina di Corton è al confine tra tre comuni, Pernand Vergelesses , Ladoix Serrigny e Aloxe Corton, si tratta di oltre 230 ettari a Grand Cru, di cui una settantina di Corton Charlemagne il resto Corton rouge, ovviamente i natali non possono che essere imperiali, Corton, contrazione di Curtis d’Orthon, in riferimento all’imperatore romano Otho (Otone) passato alla storia più che altro per aver sposato tale Poppea sottraendola alle grinfie di Nerone, mentre Charlemagne ovviamente è riferito a Carlo Magno che pare nel 775 abbia donato ai monaci dell’Abbazia di Saulieu una parte della collina appositamente per produrre del vino bianco per la sua tavola. Una delle cantine storiche di Pernand Vergellesses è il Domaine Dubreuil Fontaine il cui anno di fondazione risale al 1879, ad

dubreil1aspettarci è Christine che ormai è a capo di questa cantina da un quarto di secolo. Christine può contare su circa venti ettari vitati per una ventina di appellations differenti, per lei che rappresenta la quinta generazione di vignaioli della sua famiglia lavorare in vigna in modo sostenibile e attento all’ambiente è un punto di vanto. Tantissimi i vini assaggiati anche qui, caratterizzati tutti da una cifra stilistica che esalta la naturale eleganza di questo terroir che passa attraverso la nitidezza del frutto, il legno dosatissimo e la pulizia del profilo olfattivo. Il Pernand Vergelesses 1er Cru Clos Berthet ‘13, un Monopole di appena

mezzo ettaro, ha profumi di frutti rossi dolci e maturi, una mineralità che rimanda al sale affumicato e poi note di liquirizia e balsamiche, piacevolissimo il sorso dolce ma ben supportato da freschezza e tannini, persistente e lungo. Buonissimo anche il Corton Clos du Roi ‘13, la porzione di Dubreuil Fontaine e di ha 0,62 e le viti hanno circa 35 anni di età, impatta al naso con sentori floreali ed erbacei, erbe aromatiche fresche come timo e maggiorana, per poi lasciar spazio ai profumi di frutti di bosco e alla marcata mineralità ferrosa, il sorso è speziato di pepe, il frutto integro e fragrante, il bel finale, lunghissimo, in equilibrio tra dolcezza del frutto e sapidità. Convincenti appieno anche i bianchi eleganti e mai sopra le righe, il Corton Charlemagne ’14, la particella di Christine è di ha

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Dubreuil Fontaine 

0,70 da cui normalmente si producono circa 3.000 bottiglie. Anice, finocchietto selvatico, fiori gialli arricchiscono un bouquet già ampio e complesso insieme a frutta esotica, zeste di agrumi e spezie, il bicchiere è autorevole, persistente, il frutto contenuto dall’acidità prorompente, il finale sapido lunghissimo. Corgoloin e il confinante Comblanchien sono due comuni all’ingresso della  Côte de Nuits, a mia memoria gli unici due dell’intera  Côte d’Or che non hanno neanche un Premier Cru nel loro territorio. Damien Gachot ha gaghotcominciato a lavorare nella cantina dei genitori dopo gli studi di enologia e diversi tirocini anche all’estero, al suo arrivo in azienda ha rinnovato parte dei vigneti acquistandone altri sino ad arrivare agli attuali 18 ettari per 16 differenti appellations. I suoi vini sono di taglio moderno, ricchi di frutto, ben dosato, peraltro usa soltanto le barrique di Francois Freres una tonnellerie nella vicina ST. Roman in  Côte d’Or. Piacevole e ben fatto il Nuits Saint Georges Premier Cru Les Poulettes 2013 dal naso intrigante che spazia da note minerali a sentori fumè, frutti neri maturi, liquirizia, torba mentre il sorso è pieno, nervoso, e di gran bella lunghezza. Buono anche lo Chambolle Musigny ’13 village più ricco di frutto sia al naso che alla beva, segnata quest’ultima anche da note di resina ben avvertibili al naso.

Continuando sulla statale D974 che attraversa tutta la Borgogna in un paio di minuti raggiungiamo Premaux Prissey  un piccolo comune che insieme ai vicini Corgoloin e Comblanchien può fregiarsi dell’appellation  Côte de Nuits, il nostro giro ci porta in una delle cantine più note della zona, il Domaine Jean Jacques Confuron. Questa piccola confuron-premauxcantina, che gestisce solo poco più di 8 ettari si trova proprio all’ingresso del paese, e oltre che a Premaux ha vigneti pure a Clos du Vougeot e Chambolle Musigny per una dozzina di denominazioni in tutto. Le vigne sono condotte con i metodi della biodinamica e in vigna si lavora con i cavalli. La cantina è stata costruita nel 1992 allargando quella preesistente. A riceverci Louis, figlio di Alain Meunier e  Sophie Confuron, attuali proprietari del Domaine, dopo un paio di annate difficili come il 2012 e il 2013, per lui il 2014 è una buona annata senza i difetti delle precedenti, ricca di frutto ma anche ben equilibrata che non li ha costretti come nel 2013 a tenere il vino meno in legno. “La scelta di utilizzare solo prodotti naturali e usare il cavallo in vigna – afferma Louis – è stata fatta per conservare intatto il terroir dei nostri vini, se hai lavorato bene in vigna, senza stravolgere la natura il vino non deve temere il legno. 

Noi usiamo legni nuovi in percentuali variabili, dal 30% dei village sino al 70% dei grand Cru senza per questo perdere in tipicità e territorialità.” Assaggiamo direttamente dalle barriques tutti i vini dell’annata 2014 ancora ovviamente in evoluzione ma già con un carattere ben delineato, eleganti, nitidi e varietali.  Il Nuits Saint Georges Premier Cru Aux Boudots arriva da un vigneto di solo un terzo di ettaro che confina con Vosne Romanée piantato nel 1950, complesso ed accattivante al naso, i profumi floreali rimandano ai fiori di lavanda, quelli fruttati alla ciliegia e alla more, poi spezie, curcuma in particolare e note balsamiche e minerali, il sorso, ancora segnato dal legno, promette frutto in gran quantità, persistente e lunga la chiusura. Il Vosne Romanée Premier Cru Les Beaux Monts nasce in un vigneto di poco meno di mezzo ettaro nella parte più collinare dell’appellation, al naso è ricco e complesso, ai profumi di legno nobile, di spezie, pepe e cacao si sposano quelli di piccoli frutti di bosco, erbe officiali, il bicchiere è spesso, vibrante, i tannini setosi e dolci, lungo e sapido il finale. A Romanée Saint Vivant la vigna di proprietà del Domaine Confuron è di solo mezzo ettaro, il vino ha un profilo olfattivo fittissimo ed elegante, il frutto nitido al naso ritorna succoso nel bicchiere, il sorso ampio e profondo è accompagnato anche nel lunghissimo finale da rimandi a spezie e fresche sensazioni balsamiche.  La cantina del Domaine Alain Michelot, come spesso succede da queste parti, si trova dentro il paese di Nuits Saint Georges, i 10 ettari di vigneti sono in gran parte all’interno della denominazione Nuits Saint Georges ma ci sono anche  oltre a due minuscole vigne a Morey Saint Denis e a ladroClos Vougeot. A riceverci Elodie Michelot che rappresenta la quinta  generazione di questa famiglia dedita alla produzione di vino sin dalla fine del diciannovesimo secolo. Pur non praticando l’agricoltura biologica ricorrono solo se strettamente necessario ai trattamenti – “Peraltro – dice Elodie – da noi non è facile davvero fare il biologico, le proprietà sono molto parcellizzate e se il tuo vicino fa un trattamento gioco forza anche nel tuo vigneto qualcosa arriva.” Tutti i vini vengono vinificati allo stesso modo, fermentano e fanno la malolattica in legno, di vari passaggi di cui un 20% nuovo. In cantina non intervengono neanche sulle temperature a meno che non sia strettamente necessario come nel 2009 per il troppo caldo, lo stesso dicasi per il bâtonnage la cui pratica è ridotta al minimo necessario. Otto i Premier Cru di Elodie a Nuits Saint Georges, tra i più interessanti, almeno per noi, il Cailles ’14 una vigna sassosa che da vini eleganti e snelli, i profumi sono caratterizzati da note di erbe aromatiche e di sottobosco, spezie rosse, fiori secchi, agrumi, frutti di bosco, il sorso è ancora nervoso ma i tannini sono ben estratti e il frutto maturo e carnoso, balsamico il finale. Intenso e complesso anche il Vaucrains ’14, che in francese arcaico è traducibile con un bel “di nessun valore” perché il terreno è argilloso e ricco di sassi anche di grandi dimensioni, elegante al naso dove i profumi fruttati rimandano alle fragoline di bosco e al mirtillo, le note speziate al pepe e quelle erbacee alla macchia mediterranea ma anche all’humus di sottobosco, seppur giovane già di carattere anche il sorso segnato da un bel frutto tonico e vitale. Infine il Clos Vougeot, nel 2014 solo tre le barrique prodotte dal piccolo appezzamento di soli ha 0,20 nella parte nord del Clos sul versante dell’Echezeux, elegante nei profumi di rosa, pepe nero, amarena, ginepro, tabacco e spezie gialle,  di rara pulizia anche in bocca fresco di acidità e in perfetto equilibrio tra frutto e tannini, lungo e rinfrescante il finale dove il frutto trova una valida sponda con delle delicate note agrumate. Da Nuits Saint Georges a Vosne Romanée sono davvero poche centinaia di metri, semmai vi trovaste da queste parti ed il tempo è clemente vi consigliamo di lasciare l’auto nel borgo di Vosne Romanée e percorre a piedi quell’anello di un paio di km che partendo da Rue de la Fontaine passando per Rue de la Tache e Rue des Grands Cru e quindi Rue de la Grand Velle vi riporterà al punto di partenza costeggiando i nove Grand Cru più famosi dell’intera Borgogna a cominciare dal leggendario Romanée Conti e poi il minuscolo La Romanée, Richebourg, La Tache, Echezeaux, Grand Echezeaux e via via  sino al  Clos de Vougeot  che con i suoi quasi 50 ettari è il terzo Grand Cru per estensione dell’intera Borgogna. Confinante con Vosne Romanée c’è Flagey Echezeaux un minuscolo borgo rurale meta della nostra prossima tappa. Qui ci aspetta Claire Fleurot comproprietaria del Domaine Coquard Loison Fleurot, quattro i soci della

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Claire Fleurot 

cantina imparentati tra loro e ormai alla quinta generazione di produttori. Una dozzina gli ettari di proprietà del Domaine per 12 diverse appellation prodotte tra cui ben 6 Grand Cru. Molto semplice la loro filosofia produttiva: lavorare al meglio in vigna per portare in cantina uve sane e intervenire il meno possibile in cantina per lasciare intatte le caratteristiche del terroir, lavoro che a giudicare dai nostri assaggi gli riesce davvero bene. Fermentazione e malo lattica in legno, poi affinamento in piccoli carati di rovere sino a 18 mesi a seconda del vino ed infine un ulteriore periodo di affinamento in acciaio prima dell’imbottigliamento. coquard-loison-fleurotDi Clos de la Roche a Morey Saint Denis ne hanno poco più di un ettaro, il 2014 provato così come gli altri vini direttamente dalla botte è solido, profondo, ricco di suggestioni fruttate e floreali al naso, ma anche humus, balsami, biscotti da forno e spezie dolci, il sorso è setoso, elegante e senza sbavature nell’equilibrio tra frutto e acidità il Vosne Romanée ’14 è invece più scalpitante senza perdere in finezza, i profumi fruttati sono attraversati da note balsamiche freschissime, poi timo, violetta, cardamomo e minerali iodate, la bocca è ancora nervosa, vibrante attraversata da una fresca corrente acida che non la abbandona neanche nel lunghissimo finale. Eleganza da vendere già da adesso per l’Echezeaux ’14 ematico, il frutto vira verso il ribes e la prugna, poi la viola, note erbacee verbena e tanto altro ancora in un vortice di profumi intenso e ricchissimo, approccio al palato fresco e sapido, coerente il ritorno del frutto, fitti ed eleganti i tannini ancora nervosi ma senza spigoli, lungo, fresco e dolce di frutto il finale. Dopo la degustazione anche a Claire chiediamo di poter comprare qualche bottiglia, manco a dirlo, risposta in linea con la stragrande maggioranza delle altre cantine visitate: “non abbiamo più una bottiglia, posso prenotarvi qualcosa della prossima annata”. E attenzione non si tratta di un modo di dire, purtroppo per noi e per fortuna per loro, i vini di Borgogna negli ultimi anni, anche nelle annate meno favorevoli, fanno il sold out, la richiesta è ben più alta dell’offerta e chi conosce bene questa splendida regione e i suoi vini sa bene anche come siano cresciuti i prezzi in quest’ultimo decennio. Al contrario che in altre regioni vitivinicole del mondo infatti in Borgogna la classificazione dei vigneti in Premier Cru e Grand Cru con le rispettive superfici vitate rigidamente perimetrate ormai da secoli, non permette un aumento della produzione per quelli che sono i vini più richiesti di conseguenza aumentano i prezzi.  Solo per fare un esempio con gli stessi soldi con cui sino ad una quindicina di anni fa si comprava la famosa cassetta da 12 bottiglie con un assortimento di vini della Romanée Conti adesso a malapena si compra una singola bottiglia dell’omonimo e prestigiosissimo Grand Cru. Prima di tornare verso Beaune il nostro ultimo appuntamento è allo Chatea du Clos de Vougeot,chateauvouil bellissimo castello rinascimentale che adesso ospita la Confraternita dei Cavalieri del Tastevin. Il Castello è del XV secolo ma la storia del Clos de Vougeot è molto più vecchia e comincia con i monaci circestensi che ricevono in dono intorno al 1100 i cinquanta ettari che ancora adesso sono quelli del Grand Cru Clos de Vougeot, sono loro a iniziare a coltivare qui la vite e così a contribuire alla nascita di un mito, la Borgogna del vino. chateau3A farci visitare il castello è una guida d’eccezione, Arnaud Orsel  Consigliere d’Onore della Confraternita, è a raccontarci la storia di questo splendido maniero, mentre giriamo nelle secolari cantine dove ancora ci sono le quattro antiche ed enormi presse in legno e le botti centenarie che erano appartenute ai monaci. Adesso all’interno dello Chateau, che è visitabile giornalmente, si svolgono le attività della Confraternita sempre finalizzate a far conoscere nel modo i vini di Borgogna, non a caso il loro motto è Jamais en vain, toujours en vin”.

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A spasso per la Borgogna da Puligny a Meursault

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Puligny Montrachet è un delizioso borgo pochi km a sud di Beaune, noto agli appassionati perché nel suo territorio insistono i climat di chardonnay  più prestigiosi dell’intera Borgogna. Andando anche a piedi dalla piazza del paese verso Chassagne per primo si incontra Bienvenues-Bâtard-Montrachet diviso dalla strada da uno dei più famosi Premier Cru di Puligny Montrachet il Les Pucelles e poi in un fazzoletto di terra il Batard Montrachet accanto al Bienvenues, pulignymentre a monte della strada rimangono lo Chevalier Montrachet e il Montrachet e già per intero nel territorio di Chassagne Montrachet il Criots Batard Montrachet. Siamo tra i 240 e i 270 metri d’altitudine, i terreni a vista sono magri, calcarei, marnosi, più sassosi verso la collina più argillosi nella parte bassa. A Puligny la prima tappa è il Domaine Leflaive,

purtroppo Madame Anna Claude Leflaive è scomparsa qualche mese lasciando però il ricordo indelebile di una grandissima produttrice capace di interpretare come pochi questo terroir. In cantina gli spazi sono così ridotti che alcune vasche in acciaio sono state modellate seguendo la curvatura delle mura dove si incastrano perfettamente. L’azienda è biodinamica e tra i filari si lavora col cavallo, le fermentazioni sono fatte in legno, in media il 20 % nuovo, percentuale che aumenta a seconda dell’importanza del cru. Dopo le fermentazioni alcolica e malolattica i vini vengono passati in acciaio dove affinano per un anno almeno prima dell’imbottigliamento. Dalle vasche assaggiamo il 2014, annata interlocutoria per via di un andamento meteorologico molto mutevole, il germogliamento è avvenuto a fine marzo, la primavera è stata calda ma da giugno sono arrivate anche la pioggia e la grandine, eventi che hanno influito sia sulla qualità che sulla quantità delle uve. Secondo la loro esperienza la biodinamica che normalmente rende più leggibili le peculiarità dei diversi cru quest’anno ha fatto moltissimo a far ripartire presto e bene i vigneti colpiti dalla grandine. Una dozzina i vini assaggiati del millesimo ‘14, tutti elegantissimi e caratterizzati da una spiccata mineralità che spesso si ripropone al palato sotto forma di fresca sapidità. Buono in particolare il Puligny Montrachet Les Pucelles, un premier cru dal naso ampio e vario, pieno e ricco di frutto al sorso e dal finale lungo e agrumato. Note iodate, quasi marine per il Bienvenues-Bâtard-Montrachet, fitto e dotato di un freschissimo nerbo acido e di un finale sapido lunghissimo. Vino che come gli altri ha ancora bisogno di tanta bottiglia per esprimersi al meglio lo Chevalier Montrachet dai profumi intensi, balsamici, ricco di note floreali e fruttate che spesso si confondono, i sentori agrumati spaziano dalla zagara al kumquat sino al cedro candito, l’acidità tagliente ne amplifica la già lunghissima persistenza. Sempre a Puligny andiamo dopo ad incontrare Olivier Leflaive, uomo di grande

personalità decisamente simpatico e disponibile, che ci racconta del suo passato di musicista ed impresario a Parigi prima di tornare in Borgogna ad occuparsi dei vigneti e della cantina di famiglia, il Domaine Leflaive, insieme allo zio Vincent e alla cugina Anne Claude. Solo dopo aver lasciato l’azienda di famiglia nel 1985 fonda la sua cantina che adesso conta su 15 ettari di proprietà e altri 95 tra affitti e conferimenti, per un totale di 82 diversi climat da 14 differenti village, oltre ad un albergo ristorante nella piazza principale di Pouligny. Della vasta produzione di Olivier in compagnia del suo enologo Franck Grux, arrivato giovanissimo in azienda nel 1988, assaggiamo una quindicina di vini tutti dell’annata ‘13. La pulizia di esecuzione e un eccellente uso dei legni ci consente di ben cogliere le sfumature tra un terroir ed un altro partendo da Meursault, passando per Chassagne e Puligny approdando infine a Corton Charlemagne e quindi a Batard Montrachet.

Il millesimo risente del pessimo andamento climatico e della grandine che in alcune zone ha letteralmente decimato il raccolto. Grandine che solo in parte graziato Puligny dove si sono ottenuti risultati rispettabili pur perdendo qualcosa in concentrazione. I Meursault assaggiati ci sono sembrati ben aderenti al terroir, non ricchissimi ma eleganti, in particolare il premier cru Charmes è pieno, attraversato da una fresca lama acida che ne accresce la fragranza del frutto, il Meursault premier cru Genevrieres ha bella stoffa, tanta mineralità e notevole persistenza gustativa.  Il Corton Charlemagnecorton nasce da tre particelle nei tre differenti village che comprendono questo Grand Cru, elegante al naso con toni di anice, erbe aromatiche, fiori gialli e frutti esotici dolci ma anche spezie e note agrumate, in bocca è teso, fresco e in buon equilibrio tra frutto e sapidità. Infine il Bâtard Montrachet gode di un profilo olfattivo ricco e complesso mentre il sorso è autorevole, austero e di gran bella persistenza. Vini comunque ancora molto giovani che sicuramente hanno ancora bisogno di tempo per maturare ed esprimersi al meglio come spesso capita anche in annate considerate più piccole in Borgogna. Se decidete di pernottare e rimanere a cena a Puligny Montrachet oltre all’albergo ristorante di Olivier Laflaive c’è anche il Montrachet un bell’hotel dotato di un buon ristorante, meno impegnativo l’Estaminet des Meix ristorantino informale che funge anche da bar. Spostandoci di pochi km verso Beaune arriviamo Meursault, meurseaultqui si producono quasi esclusivamente bianchi e pur mancando un Grand Cru i vini di questa appellation sono molto apprezzati per ricchezza, carattere ed estrema longevità. La nostra prima tappa è il Domaine Michelot della famiglia Mestre Michelot dove a riceverci è Nicolas Mestre che è anche l’enologo del Domaine. Vignaioli da sei generazioni, per Nicolas è stato naturale studiare enologia, adesso coltivano 19 ettari in regime di agricoltura biologica non certificata per un totale di poco più di 100mila bottiglie, che nel ‘14 si sono ridotte a 55mila. La cantina è moderna ed ordinata, cosa rara a queste latitudini, con le varie zone, vinificazione, affinamento e imbottigliamento ben separate. Direttamente dai legni assaggiamo diversi 2015 ancora in evoluzione, Nicolas lavora in riduzione e fa il battonage solo se strettamente necessario, i vini svolgono la fermentazione alcolica e la malolattica in legno, servendosi sia di barrique che di tonneau. Lavorare in assenza di ossigeno e non fare battonage – dice Nicolas – esalta meglio la specificità del vino permettendo alle differenze tra i vari terroir di venir fuori meglio. L’assaggio dei 2015 ci conferma che davvero si tratta di un’ottima annata dopo tre millesimi non certo entusiasmanti, i vini seppur ancora giovanissimi hanno grinta, struttura e definizione da vendere. Il 2014 è invece ancora in acciaio in attesa di essere imbottigliato, anche a Meursault l’annata è stata funestata dalla grandine, che in alcune zone ha danneggiato anche l’apparato fogliare che per fortuna ha avuto il tempo di riprendersi. Per Nicolas il ‘14 è un millesimo dove più che in qualità si è perso in quantità, tanto da vinificare insieme alcune particelle che normalmente vengono lavorate singolarmente.

Tra i Meursault ‘14 promette molto bene il premier cru Charmes minerale e dolce di frutto, pesca bianca e passiflora, sapido e vitale in bocca. Ancora più accentuate le note minerali del premier cru Genevriéres, i cui terreni sono ricchi di fossili, calcare e residui marnosi, sentori iodati da battigia marina sassosa, ma anche frutta esotica, semi di finocchietto e anice, sorso sapido e persistente, appagante e pulente il finale. michelot3Anche il premier cru Perriéres, da molti è considerato il miglior vigneto di Meursault si dimostra, nonostante l’annata, all’altezza della sua fama, i terreni ricchi di pietre bianche calcaree donano al vino sentori minerali quasi affumicati e sapidità, mentre i profumi fruttati e floreali virano invece verso gli agrumi e i frutti bianchi. Infine l’assaggio del Meursault Narvaux 2009, per i bianchi di Borgogna una delle annate migliori del nuovo millennio, ancora integro, freschissimo e in piena evoluzione ci serve ad immaginare come potrà diventare tra qualche anno lo stesso vino del 2015. La seconda tappa in paese è da Pierre Morey, una delle cantine più note di Meursault, dove ci aspetta la figlia Anne. Pierre Morey morey6ha cominciato a produrre vino negli anni ’70, lavorando nel frattempo lungamente al Domaine Lafleive dove è iniziato il suo rigoroso approccio all’agricoltura biodinamica, esperienza che ha trasferito anche nei suoi dieci ettari di vigneto quasi tutti a Meursault. Anche lavorando in biodinamica bisogna stare molto attenti, ci dice Anne, pur usando prodotti naturali, non bisogna mai esagerare con i trattamenti altrimenti, a farne troppi si può correre il rischio che non si sviluppino gli anticorpi naturali della vite che finirà così col non reagire più spontaneamente alle malattie. Durante la degustazione Anne affianca sempre al nuovo millesimo un’annata più vecchia per farci saggiare l’evoluzione del vino e come il tempo esalti meglio le peculiarità di quel dato cru.

Così accanto ad un delizioso e freschissimo Aligoté ‘14 ecco arrivare una bottiglia polverosa, senza etichetta con solo una sigla semicancellata segnata col gessetto sul dorso, nel bicchiere è di bel colore giallo carico, ambrato, i profumi sono dolci di frutto e sambuco, poi erbe aromatiche e minerali, il sorso sorprendentemente fresco, sapido e persino agrumato, e pensare che si tratta di un Aligotè del 1998 ancora perfettamente godibile. La produzione di questa cantina si assesta poco sopra le 50mila bottiglie, anche se negli ultimi anni questo obbiettivo è rimasto molto lontano, oltre ai vini prodotti nei vigneti di proprietà esiste una linea denominata Morey Blancs che invece è strettamente legata alla loro attività di negociants, anche in questo caso però le uve provengono da vigneti coltivate secondo le direttive dei Morey. Così confrontandoci con Anne che volentieri risponde alle nostre domande, assaggiamo una batteria di Meursault che vanno dal 2001 al 2013 incontrando sempre vini eccellenti, di grande personalità e rigore stilistico come il 2013 di Meursault Charmes dalle note minerali di roccia bagnata, spezie gialle, agrumi, camomilla e kivi, sapido ancora nervoso di freschissima acidità e di gran bella persistenza.  Ma anche il Pommard premier cru 2011 Grand Epenots è un vino di grande equilibrio e compostezza, elegantissimo al naso, figlio della sua annata, un filo più sottile di quanto ci si possa  aspettare da un Pommard.  

Massimo Lanza 

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Coast to coast in provincia di Messina

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dalla terrazza del Grand Hotel Timeo

La provincia di Messina potendo contare sulla lunga dorsale tirrenica circa 160 km e quella jonica per un’altra ottantina di km tra le nove province siciliane è quella più dotata di coste. Arrivando da Palermo dopo una doverosa sosta a Santo Stefano di Camastra per fare un giro tra i rinomati ceramisti locali, la prima tappa che mi sento di consigliare a un viaggiatore gourmet è Caprileone, dove appena fuori l’abitato, al centro di cui curiosamente capeggia un grande scheletro abbandonato da anni che può sembrare una enorme chiesa, ovviamente incompiuta, senza purtroppo per nulla somigliare alla Sagrada Familia, c’è l’Antica Filanda.

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L’incompiuta di Caprileone

Il locale della famiglia Campisi è dotato anche di una dozzina di comode stanze e di un panoramicissimo dehor estivo sulle Isole Eolie. Per quanto di chiara matrice isolana e prettamente stagionale quella dell’Antica Filanda è una cucina originale, creativa, nitida nei sapori e molto variegata nella scelta. Il taccuino del mio ultimo passaggio segna: arancino di cous cous alle verdure su salsa di pomodoro e lo sformatino di funghi e patate con sfilacci di carne secca, pappardelle al ragù di maialino nero dei Nebrodi, timballo di tagliolini ai carciofi e salsiccia di maialino nero dei Nebrodi.

Il servizio vi coccola senza stressarvi e la carta dei vini oltre ad essere notevole offre un sacco di buone etichette a prezzi più che onesti. Proseguendo verso Messina è obbligo per il viaggiatore gourmet azionare la freccia ed uscire allo svincolo di Milazzo e proseguire quindi verso il centro. La cittadina tirrenica offre molto dal punto di vista gastronomico, sicuramente più del capoluogo, noi abbiamo previsto due opzioni la prima è Il Bagatto, appetibile per chi al pesce preferisce la carne magari accompagnata da un buon vino rosso d’annata. Il locale di Raffaele e Chiara Esposito si trova in centro e dispone anche di una mezza dozzina di stanze arredate con gusto ed elementi di interior design, il ristorante invece ha un grande bancone in ceramica di Caltagirone e una decina di tavoli. La cucina, dove regna Chiara, offre piatti ben fatti e gustosissimi, da non perdere la pasta al ragù bianco di coniglio, lo sformatino di melanzane, l’insalata fredda di coniglio e capperi di Salina, le tartare di carne. Di vaglio la selezione di salumi e formaggi, in stagione non mancano mai funghi e tartufi. Il vulcanico Raffaele, oste dalla simpatia prorompente, saprà ben guidarvi nella scelta del vino.

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Raffaele del Bagatto e Renato del Doppio Gusto

Per chi invece ama il pesce la tappa obbligatoria è il Doppio Gusto proprio accanto il Palazzo Municipale. Il locale dei fratelli Maiorana ha un ampio dehor vista mare e una bella sala interna dominata dalla cucina a vista. In cucina Matteo prepara quotidianamente piatti della tradizione siciliana ma anche sfizi nati dal suo estro creativo, piatti dove a farla da padrone è la materia prima sempre freschissima.

Crudi, carpacci e tartare per iniziare, ma anche crostini ai ricci o la sontuosa catalana di crostacei. Linguine all’astice, involtini di spada a ghiotta, hamburger di tonno, pesce al sale, la scelta è sempre ampia e variegata e cambia praticamente giornalmente in base a quello che arriva dal mercato e da un paio di pescatori locali che hanno l’esclusiva con questo ristorante. In sala il bravo quanto simpatico Renato, l’altro fratello, che soprintende anche alla carta dei vini, non proprio ampia quest’ultima ma zeppa di vini di qualità. Superata Messina si passa dal Tirreno allo Jonio e proprio in riva al mare troviamo il Ristorante Da Nino a Letojanni il locale dei fratelli Ardizzone.

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Gianni Ardizzone il mitico patron di Nino a Letojanni

D’estate si apparecchia nella berra terrazza in spiaggia dove lo sguardo spazia dal mare sino alla sommità dell’Etna passando per Taormina. In questo locale da sempre si celebra il pesce, in tutte le sue declinazioni, ma sempre più che freschissimo, anzi vivo. Si inizia con le crudità come la tartara di tonno, il carpaccio di spada, poi frutti di mare, gamberi e scampi e tutto quello che può offrire il mercato, ottima pure la catalana di astice o aragosta o la saporita parmigiana di pescespada. Tra i primi da non perdere le generose linguine ai ricci, per secondo scegliete un pesce e fatevelo cucinare come più vi piace: al sale, ai ferri o all’acqua di mare. In conclusione torta o gelato al pistacchio davvero super.

Servizio professionale e sempre attento, capitanato da patron Gianni Ardizzone e dal maitre Gianni Bartolotta e carta dei vini con tantissime eccelenze italiane e francesi. Da Letojanni a Taormina il passo è breve e anche qui la scelta su dove andare a mangiare è ampia e variegata, noi abbiamo scelto tre diverse location per accontentare tutti i gusti e tutte le tasche. Per chi vuole un’ottima cucina tradizionale ben fatta e con materie prime attentamente selezionate e senza svenarsi al momento del conto l’indirizzo giusto è Tischi Toschi in un vicoletto del corso Umberto. lucaQuattro tavolini esterni ambitissimi d’estate e una sala calda e accogliente nei toni del legno e delle belle ceramiche di De Simone. Patron e anima del locale Luca Casablanca che dietro ai fornelli c’è arrivato per passione lasciando il precedente lavoro di gioielliere. La cucina spazia a seconda della stagione dal macco di fave, alla caponata o alla parmigiana, dal pesto trapanese al trusceddu messinese, sarde a beccafico o allinguate e tantissime altre piatti sempre rigorosamente della tradizione siciliana. Anche la carta dei vini parla siciliano, gentile il servizio e conto leggero. Per chi invece ama una cucina gourmet ma attenta alle materie prime locali e alla stagionalità in un contesto informale c’è invece il nuovo locale di Andreas Zangerl che semplicemente porta il suo nome Andreas, lo trovate proprio di fronte l’ingresso della villa comunale. Andreas ve lo ricorderete quando guidava prima la cucina della stella Michelin “Casa Grugno” e poi al Metropole adesso invece finalmente cucina per un locale tutto suo. La cucina di Andreas è leggera e saporita, mai troppi ingredienti, mai abbinamenti troppo sopra le righe, tra i piatti dell’ultima visita ricordiamo la

panzanella di gamberi, i paccheri con crema di zucchine lunghe, vongole, cozze ed altri frutti di mare e mollica tostata, la zuppa di pesce allo zafferano con crostino all’aglio e la torta di ricotta. La scelta ovviamente è più ampia e cambia spesso. Servizio curato e bella carta dei vini con tante buone etichette italiane e straniere. Il conto nei canoni della normalità così come i ricarichi dei vini. Se invece volte concedervi un’esperienza davvero unica in una delle più belle terrazze d’Italia andate a cena al Grand Hotel Timeo, magari durante la bella stagione quando prima di accomodarvi al tavolo potrete gustarvi un aperitivo al tramonto davanti ad un panorama più unico che raro che partendo dal Teatro Antico abbraccia tutta Taormina e il suo Golfo, l’Etna sino in cima e il mar Jonio sin quasi Catania. timeo1 La cucina del bravissimo e giovanissimo Roberto Toro è estremante versatile, molto mediterranea e ricca di profumi e sapori e anche esteticamente bella a vedersi. Segnaliamo tra le cose che più abbiamo apprezzato il Battuto di Capesante con Citronella, Avocado, Mela verde, Olio al Mandarino, gli Spaghetti di Pasta fresca con Ostriche, Crema di Prezzemolo e briciole di Mare la Triglia in Fiore di Zucca con Fave fresche e salsa di Pecorino Siciliano e la Zuppetta di Frutti rossi con Gelato al Cioccolato bianco e Rosmarino.

 Carta dei vini impostata dal bravissimo Giuseppe Privitera che elenca il meglio dell’enologia italiana e tante buone etichette estere soprattutto francesi. I prezzi sono ovviamente da ristorante di Hotel a Cinque Stelle Lusso ma non esagerati tanto che il rapporto prezzo qualità resta nel campo positivo.

Massimo Lanza 

 

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Grands Jours de Bourgogne 2016

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Chateau du clos de Vougeot

Il 2016 è stato l’anno della XIII edizione de Les Grands Jours de Bourgogne  la manifestazione biennale ben organizzata dall’Association des Grands Jours de Bourgogne. Chiariamo subito che non si tratta della solita fiera, Les Grands Jours si propone, riuscendoci, con una formula unica ed originale, di far degustare i vini di Borgogna nel territorio d’origine. Così per una settimana i quasi tremila tra giornalisti, buyer, importatori, enotecari e ristoratori provenienti da tutto il mondo andando su e giù per tutta la Borgogna hanno modo di assaggiare in location suggestive  migliaia di vini compresa l’anteprima dell’ultima annata in commercio. Il primo giorno tradizionalmente è dedicato a “Les Portes d’Or de la Bourgogne” ovvero a Chablis e ai terroir vicini per poi

spostarsi dal giorno successivo su e giù per la Borgogna da Gevrey Chambertin sino Mersault passando per Beaune, Corton, Mercurey, Vougeot, per più di una dozzina di location differenti e sino a cinque degustazioni al giorno. In anteprima il millesimo 2014 appena uscito in commercio, qualche 2015 appena imbottigliato e qualche annata più vecchia per dare un termine di comparazione ai degustatori su come evolveranno i vini presentati in anteprima. L’attenzione verso i vini di Borgogna è cresciuta in maniera esponenziale nell’ultimo decennio, questa regione considerata di nicchia era infatti conosciuta e apprezzata soprattutto dagli estimatori del Pinot Noir e dello Chardonnay che da sempre si producono in loco, ma non aveva la visibilità e in molti casi neanche i prezzi dei vini di Bordeaux ad eccezione di qualche produttore come ad  esempio Romanée Conti, Henry Jayer, Madame Leroy o Madame Laflaive. Sino ad una decina di anni fa pur vendendo

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Vosne Romanée

tranquillamente tutta la produzione per i vini di questa stupenda regione non c’era certo la corsa all’accaparramento odierno e i prezzi seppur più alti della media erano comunque avvicinabili. La corsa all’acquisto dei vini di Borgogna degli ultimi 10 anni ha scatenato un altrettanto rapido quanto logico aumento dei prezzi a fronte di una produzione rimasta praticamente invariata. Serve ricordare che la superficie vitata dei 33 Grand Cru e dei tantissimi Premier Cru, quelli che tirano prezzi molto più alti dei village e dell’appellazione regionale, è pressoché la stessa da secoli e che l’unico fattore che incide sul numero di bottiglie prodotte annualmente  è l’andamento meteorologico del millesimo. Tutta la Borgogna, comprese le appellazioni regionali, conta su 28.841 ettari, per circa 1,4 milioni di ettolitri ovvero solo il 3%  dell’intera produzione francese. Su questa 

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Corton

cifra di 1,4 milioni di ettolitri la produzione di Grand Cru incide soltanto per l’1% e quella dei Premier Cru e dei Village per il 48 %. Nel dettaglio il 61% dei vini prodotti in Borgogna è bianco mentre solo il 29% rosso, il resto è invece Cremant de Bourgogne (spumante) . Il vigneto è invece quasi per metà a Chardonnay, il 34 % a Pinot Noir, il 10% a Gamay e il 6% ad Aligoté. Il 2014  é stato giudicato un buon millesimo nonostante un andamento climatico che sino ad agosto ha lasciato temere il peggio. La primavera è stata calda e soleggiata e ha piovuto pochissimo. Una violenta grandinata a fine giugno ha prodotto

danni consistenti in alcune zone della Cote de Beaune e a luglio ed agosto ha piovuto ben oltre la media stagionali con un notevole abbassamento delle temperature. Fortunatamente settembre é stato caldo e asciutto consentendo alle uve di maturare e arrivare sane in cantina. Personalmente dopo tanti assaggi credo che nel 2014 si siano prodotti soprattutto ottimi bianchi ricchi di acidità e frutto mentre i rossi si distinguono più per l’eleganza e un buon equilibrio complessivo, però necessitano di qualche anno ancora di bottiglia per essere meglio apprezzati. Il millesimo 2015 è univocamente ritenuto un millesimo straordinario, per via di un andamento climatico perfetto che ha prodotto uve sane e ben mature in mirabile equilibrio con acidità e maturazione fenolica. Già molto

espressivi i bianchi, grande purezza aromatica con  belle note di frutta e fiori, vini di grande equilibrio, di una freschezza incredibile e ricchissimi al palato, non potranno che migliorare nel tempo e avranno lunghissime evoluzioni. I rossi colpiscono sin dal colore, intenso e brillante, si tratta di vini dotati di struttura e corredo aromatico di eccezionale complessità come non accadeva da anni, tonici e carnosi, ricchi di tannini fitti, setosi e levigati, incredibilmente equilibrati ed eleganti. Vini godibili sin da adesso ma capaci anche di superare indenni le insidie del tempo. Un’annata da fare le scorte per il futuro. Tantissimi i vini degustati mi limiterò a segnalarvene qualcuno che mi ha particolarmente colpito conscio che per ragioni di spazio farò torto a tanti altri vini degni di nota.

 

William FEVRE – Chablis Grand Cru Les Clos 2014

Les Clos con i suoi 25 ettari è il più grande dei 7 Gran Cru di Chablis. La versione di Fevre, uno dei produttori storici di Chablis,si presenta al naso con profumi di frutta e fiori gialli, spezie dolci e burro salato, il sorso è elegante, fresco e di rara persistenza.

Isabelle e Denis POMMIER – Chablis Premier Cru Fourchaume 2014 

Denis e Isabelle, coltivano in regime biologico tutti i loro 18 ettari. Il Fourchaume 2014 profuma di pietra focaia, zagara ed erbe aromatiche mentre in bocca è intenso, sapido, persistente

Daniel Etienne DEFAIX – Chablis Premier Cru Vaillons 2002

Non è un refuso, Daniel Etienne Defaix mette in commercio i suoi vini solo quando ritiene siano pronti. Il 2002 Premier Cru Vaillons è appena uscito. Elegantissimo complesso al naso con i suoi sentori di grafite, agrumi canditi, albicocca, menta e miele, freschissimo,  vibrante e lunghissimo il sorso.

Denis MORTET – Gevrey Chambertin Premier Cru Lavaux Saint Jacques 2013

Arnaud Mortet, che adesso dirige la cantina di famiglia, aveva lavorato per anni accanto al padre, l’indimenticabile Denis, prematuramente scomparso qualche anno fa. Il Lavaux Saint Jacques profuma di alloro, legno d’ulivo, agrumi scuri, lavanda e spezie piccanti, in bocca ha nerbo, sapidità e un bel finale tra frutto e sapidità.

Domaine Anne GROS – Echezeaux Grand Cru 2014

Anne Gros ha studiato enologia per poi assumere le redini dell’azienda di famiglia intorno al 1990. Attualmente coltiva 7 ettari quasi esclusivamente a Pinot noir. Complesso ed elegante l’Echezeaux ’14 ampio e fitto al naso mentre il bicchiere è segnato  da un’architettura tannica di rara eleganza.

GROS Frère et Soeur – Richebourg Grand Cru 2014

Ancora giovanissimo con spigoli, durezze e nervosismi di gioventù ma che già si fa apprezzare per un naso di rara complessità tra iodio, agrumi scuri, mirtilli, pepe e frutti rossi il bicchiere è teso, ancora dominato da tannini e acidità che non intimoriscono però il frutto nitido e tonico.

Domaine MONGEARD  MUGNERET – Clos de Vougeot 2014

La cantina di Vincent Mongeard possiede circa 30 ettari di vigneto distribuiti su ben 35 denominazioni differenti. Il Clos de Vougeot 2014 è un gran bel vino, ancora giovane, ma già in grado di suscitare emozioni, complesso e nitido al naso in bocca ha una strepitosa progressione gustativa, sapido e ricco di frutto e un bel ritorno delle nuance di torba, more, spezie, erbe mediterranee ben avvertibili al naso.

Domaine des PERDRIX – Echezeaux Grand Cru 2014

Il Domaine des Perdrix conta su una decina di ettari tra Nuits Saint Georges e Vosne Romanée. Piacevolissimo l’Echezeaux 2014, vino dinamico, complesso, che già di buona bevibilità. Frutti di bosco, fiori di lavanda, rosa passita e più fresche nuance balsamiche al naso mentre il bicchiere sfoggia tannini fitti ed eleganti ben affondati nel frutto e un bel finale lungo e persistente.

Domaine GUILLEMOT MICHEL – Virè Clessé Quintaine 2014

Emozionante questo Chardonnay da uve biodinamiche prodotto da Marc e Pierrette Guillemot con la figlia Sophie, che coltivano 6 ettari sulle colline calcaree di Quintaine a Classé. Al naso si inseguono sentori di lavanda, cera d’api, erbe aromatiche e frutta gialla mentre il sorso è cristallino, sapido e di straordinaria persistenza e lunghezza.

Denis JEANDEAU – Pouilly Fuissé Secret Mineral 2014

Annusando questo vino si può avere la sensazione di stare sulla battigia dopo una mareggiata, quando il profumo del mare si fonde a quello delle alghe e dei sassi, ma ci sono pure nuance di  essenze di agrumi, erbe aromatiche fresche, frutti bianchi e anice, in bocca è sapido, vibrante e ampio, con un persistente finale dove fa capolino anche un fresca nota mentolata.

Au Pied du MONT CHAUVE – Puligny Montrachet  1° cru La Garenne 2013

Buonissimo ed estremamente elegante il Puligny Montrachet  1° cru La Garenne 2013 di Francine Picard dal profilo olfattivo  ampio e persistenti di mandarancio, menta e ananas. Il sorso sapido, saporito, spesso ma non pesante, vibra di acidità e mostra una pulizia straordinaria, lunghissimo il finale agrumato

DE VILLAINE  – Bouzeron 2014

Aubert De Villaine è il dominus e socio di maggioranza del Domain de la Romanée Conti, ma anche il proprietario di questa piccolo cantina di Bouzeron. L’Aligotè di De Villain ha eleganti profumi di frutta a polpa bianca, agrumi ed erbe aromatiche, il bicchiere è freschissimo,sapido, l’acidità ancora tagliente e il finale di buona persistenza dove tornano gli agrumi.

Michel CAILLOT – Meursault Clos du Cromin 2013

Michel Caillot prima di intraprendere la carriera solista ha lavorato con lo zio Pierre Morey e al Domaine Leflaive. Il suo Clos du Cromin è un vino tosto, ricco, burroso di brioche calda, ma ben equilibrato da profumi più freschi, agrumi ad esempio ma anche note resinose e di menta fresca, il sorso austero e opulento è spinto da una vena sapida e da una fresca corrente acida, lunghissimo il finale. 

Domaine D’ARDHUY – Corton Charlemagne 2014

Il Domaine D’Ardhuy nella collina di Corton possiede vigne nei cru Clos du Roi, Renardes, Pougets e Hautes Mourottes tutti coltivati in regime di agricoltura biodinamica. Il  Corton Charlemagne 2014 si racconta al naso con intense note minerali che non riescono comunque a celare l’eleganza del frutto e del bouquet floreale, sapido, tagliente di acidità e dotato di tanto frutto al palato necessita solo di qualche anno di affinamento.

BONNEAU de Martray – Corton Charlemagne 2014

img_6390Monsieur Jean Charles Le Bault de la Moriniere possiede un vasto appezzamento di vigneto, coltivato in biodinamica, sia nel grand cru di Corton che nello Charlemagne. Il suo Corton Charlemagne 2014 ha un naso di rara eleganza tra frutto, resina alghe, roccia granitica erbe officiali e frutta tropicale, in bocca è pieno, fruttato ma sapido e freschissimo di acidità, da bere da qui ai prossimi 30 anni almeno.  

Domaine René LEQUIN COLIN – Chassagne Montrachet 1° cru Les Vergers 2014  

I Lequin sono vignerons sin dal 1679 e da sempre possiedono vigne tra Chassagne-Montrachet, Pommard, Corton e la natia Santenay. Il Les Vergers opulento, minerale, profuma di frutta esotica e agrumi, la sua bella struttura supportata da una tagliente spina acida gli regalerà lunga vita, da bere tra almeno due anni. 

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Dove Mangiare a Messina

Sembra paradossale ma pur adagiandosi su cinquanta chilometri di costa a Messina praticamente non esistono ristoranti sul mare, a contarli non arrivano a coprire le dita di una mano. img_5689 In centro per mangiare un boccone vista mare la scelta è unica, il ristorante del Marina di Nettuno, il porticciolo turistico proprio di fronte la Prefettura, ci vado spesso per l’aperitivo, da li si gode un panorama particolare di Messina e anche nelle giornate più calde arriva sempre un refolo di vento dal mare e poi dietro il bancone c’è Sebastiano un barman bravissimo sia sul classico che sulle nuove tendenze del bere miscelato. Rimanendo in centro proprio accanto al Teatro Vittorio Emanuele in una zona tranquilla e poco trafficata si trova il ristorante di Alvise Ruggeri, piccolo, raccolto, due salette ben arredate con gusto e semplicità e una cucina che spazia tra classici rivisitati e creatività mai sopra le righe ma compunque saldamente legata al territorio e alla stagionalità. i-ruggeriI Ruggeri hanno anche una buona la carta dei vini in continuo ampliamento a prezzi ragionevoli, così come il conto finale decisamente dall’ottimo rapporto prezzo qualità. Poco distante, accanto al Duomo in uno dei pochi palazzi sopravvissuti al terremoto del 1908, c’è invece ‘A Cucchiara, ristorante dalla location davvero carina tra una grande cucina a vista e le antiche mura di pietra e le volte a botte del tetto. La cucina offre piatti tradizionali e piatti più innovativi senza uscire mai da una solida cornice mediterranea. Carta dei vini accettabile, ma si potrebbe fare di più, conto anche in questo caso con un positivo il rapporto prezzo-qualità. Spostandosi verso la via Garibaldi si incontra l’Urban Lescà una brasseria specializzata in carne dove si può gustare anche una buona pizza, la carta dei vini segna solo le bottiglie che ruotano di più, ma basta alzarsi e scegliere una bottiglia dagli scaffali dell’enoteca a fianco, stessa proprietà e portarsela a tavola senza maggiorazioni di sorta. A Piazza Francesco Lo Sardo, ma non chiedete ad un messinese dove sia, loro continuano a chiamarla col vecchio toponimo di Piazza del Popolo, c’è sotto i portici la Trattoria del Popolo, una volta era una “putia” uno di quei locali dove si vendeva vino sfuso e a pranzo si cucinavano pochi piatti tra cui il pescestocco a ghiotta. Adesso è diventata una buona trattoria dove si mangiano ancora i piatti della tradizione messinese, ben fatti e gustosi cucinati dalle donne della famiglia di Enzo Ugliera che la gestisce. Oltre al vino sfuso c’è poco altro, conto più che leggero. A pochi metri da Piazza lo Sardo c’è invece un locale unico a Messina, si chiama Colapesce ed è una libreria con annesso wine bar. Dietro il bancone Nicola può servirvi alternativamente un buon bicchiere di vino, molto ampia la scelta, o uno dei suoi cocktail davvero ben fatti, se vi viene un po di fame, tranquilli un tagliere di salumi e formaggi c’è sempre. Al Colapesce ci si va per leggere, ci sono tanti tavoli, ascoltare musica, spesso dal vivo la sera o per uno dei tanti eventi culturali organizzati da Nicola. Spostandosi verso la riviera nord, in Largo La Corte Cailler all’angolo con via Cicala c’è l’ Osteria Muricello, anche questa una volta era una “putia” mi pare di ricordare si chiamasse “Very Nice” e che il vecchio proprietario rispondesse al nome di Don Nino. Adesso è un bel ristorantino, arredato con gusto nei toni del bianco che offre piatti ben fatti e ben presentati che oltre ai grandi classici della cucina messinese, pescestocco a ghiotta in testa, offre anche tanti altri piatti frutto della fantasia dello chef ben fatti e in linea con territorio e stagionalità. Carta dei vini anche in questo caso migliorabile, ma già così si beve bene, servizio encomiabile e sempre sorridente, conto per nulla pesante e buon rapporto prezzo qualità. Spostandosi verso la riviera Nord bisogna superare Ganzirri per trovare il primo locale sul mare, ganzirrisi tratta del Bellavista e mai nome fu così azzeccato, siamo infatti in riva allo Stretto e la Calabria sembra a portata di mano, d’estate poi ci si può accomodare direttamente in spiaggia, praticamente sul bagnasciuga. bellavi

La cucina è di pesce, non arrovellatevi più di tanto col menù, andate di crudità per antipasti, pasta coi ricci e infine un pesce scelto dalla vetrina frigo da farvi cucinare come più vi piace, Marcello il titolare vi consiglierà al meglio. Carta dei vini buona con tante etichette italiane e qualcosa d’oltralpe. Il conto ovviamente è adeguato al contesto, in equilibrio il rapporto prezzo qualità. Superato l’abitato di Torre Faro e Capo Peloro torrefarodove dal Mar Jonio si passa al Mar Tirreno, poco più avanti della Torre degli Inglesi che sta li da secoli a guardia dello Stretto, sempre sul mare c’è il Calasole, un bel locale arredato con gusto e dotato di una grande terrazza da dove ammirare un panorama, particolarmente bello al tramonto, che spazia dalla Calabria alle lontane Stromboli e Panarea. calasole-stromboliAnche qui la cucina ovviamente è di pesce, anche qui il consiglio è quello di andare a vedere cosa c’è di fresco nella grande vetrina frigo o farsi guidare nella scelta da Giovanni il patron, la scelta è sempre molto vasta ed articolata. calasoleUna volta scelto il pesce passate alla carta di vini, davvero esaustiva con tante etichette italiane e francesi, ma non manca qualche referenza tedesca ed austriaca. Conto dal rapporto prezzo-qualità tutto sommato buono.

Marina del Nettuno – Molo Marullo – Messina – tel 090 9281180

I Ruggeri – Via Pozzo Leone 21 – Messina – tel 090 343938

‘A Cucchiara – Strada San Giacomo 19 – Messina tel 090 711023

Trattoria del Popolo – Piazza Lo Sardo 30 – Messina tel 090 671148

Colapesce – Via Mario Giurba 8 – Messina tel 9431121

Osteria Muricello – Via Cicala 7 – Messina – tel 090 9034061

Bellavista – Via Circuito, Torre Faro – Messina – tel 090 326682

Calasole – Via Torre Bianca, Torre Faro – Messina tel 090 326619

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